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Il pullman non ha la pedana: il bimbo disabile non va in gita. Il caso a Firenze

Martina Trivigno
Il pullman non ha la pedana: il bimbo disabile non va in gita. Il caso a Firenze

Il bambino frequenta una scuola dell’Istituto comprensivo “Le Cure” ed è rimasto in classe con l’insegnante di sostegno perché non è potuto andare in viaggio d'istruzione con i compagni di classe. Il padre dello studente racconta che nel mese di dicembre l’ascensore della scuola si è rotto e sono serviti quindici giorni

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FIRENZE. L’amarezza di un padre e la delusione di un bambino per una giornata felice, di fatto negata. Colpa di barriere che dovrebbero essere abbattute, anzi neppure dovrebbero esistere. E, invece, diventano insormontabili. E così lo studente di 9 anni è rimasto in classe con l’insegnante di sostegno invece di partecipare alla gita scolastica insieme agli altri compagni di classe. Il bus che ha accompagnato la scolaresca, infatti, non aveva la pedana per disabili e lo studente – che frequenta una scuola elementare dell’Istituto comprensivo delle Cure – non è potuto salire sul mezzo con la sua sedia a rotelle. «Sono indignato e amareggiato – racconta il padre del bambino – per il fatto che mio figlio sia stato escluso dalla gita di classe. Si parla tanto di diritti, di abbattimento delle barriere architettoniche a tutti i livelli, ed ecco che uno studente con disabilità è costretto a restare in classe anziché uscire da scuola proprio come il resto degli studenti».

Secondo quanto raccontato dal padre del bambino, la gita, in origine, era stata organizzata dall’Istituto comprensivo per la mattinata di lunedì. Poi, però, la sciopero nazionale della scuola ci ha messo lo zampino, facendola slittare al giorno seguente, cioè ieri. «Circa una decina di giorni fa – prosegue l’uomo – gli insegnanti ci avevano detto che con ogni probabilità la gita di lunedì scorso sarebbe stata annullata proprio per via dello sciopero e spostata alla prima settimana di giugno. Ma venerdì scorso, all’improvviso, veniamo a sapere che no, la gita in ogni modo si farà, anche se posticipata di un giorno. Non lunedì, ma martedì (ieri, ndr) . Già in passato ho accompagnato mio figlio in gita, sempre per lo stesso problema: la mancanza di un mezzo con pedana per disabile che gli consentisse di salire a bordo con la sua sedia a rotelle. Ma oggi (ieri, ndr) un impegno di lavoro mi ha impedito di accompagnarlo fino al luogo d’incontro. Così questa volta è rimasto in classe per tutta la mattina con l’insegnante di sostegno».

Una situazione che l’uomo, però, non riesce a mandare giù. «Trovo sia una profonda ingiustizia – racconta – soprattutto se a scuola, il luogo che per eccellenza, più di ogni altro, dovrebbe insegnare l’inclusione. E, purtroppo, non è neppure la prima volta. Ricordo ancora quando a dicembre l’ascensore è rimasto non funzionante per una quindicina di giorni. Ho contattato più volte il Comune di Firenze, senza risultato. E per risolvere il guasto chiamai io stesso la ditta manutentrice, a Napoli, chiedendo di intervenire e scoprendo che, in ogni caso, ci sarebbero voluti giorni prima che l’ascensore tornasse a funzionare. E vogliamo parlare di quella volta in cui il bagno riservato agli studenti con disabilità fu trasformato in una sorta di magazzino? E ancora: le difficoltà per raggiungere l’orto didattico per via di una pedana non a norma?».

«Valuterò se intraprendere le vie legali – conclude il padre del bambino – ma credo che l’istituto debba correre ai ripari, al più presto. Non solo per mio figlio, ma per ogni studente con disabilità. L’insegnamento che la scuola deve dare è di inclusione e non di esclusione. Ma questo è quello che è successo oggi (ieri, ndr). Un bambino è stato costretto a rinunciare alla gita. No, non è giusto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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