Il Tirreno

Firenze

La messa di Natale

Eutanasia, l’arcivescovo Betori: «Si narrino non solo storie di morte ma anche quelle di chi lotta per la vita»

Eutanasia, l’arcivescovo Betori: «Si narrino non solo storie di morte ma anche quelle di chi lotta per la vita»

Firenze, questo l'appello rivolto dal cardinale nell’omelia pronunciata per la messa di Natale: «La soluzione delle sofferenze umane non può essere il rifiuto della vita»

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. "Come si divulgano con dovizia di particolari e appassionata partecipazione le scelte di morte, così si narrino con onesta verità le storie di vita, quelle di malati e disabili che chiedono di vivere, di famiglie che li sostengono, di comunità che condividono e includono. È troppo chiedere una parità di trattamento nella divulgazione dei fatti?". Questo l'appello rivolto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, "a chi ha responsabilità nella comunicazione", nell'omelia pronunciata in Duomo oggi per la messa di Natale. "Un grido di vita buona sale dal mondo - ha detto Betori -, ma trova così poco ascolto da chi ha in mano le sorti dei popoli. Lo dobbiamo denunciare con forza per rivendicare per tutti una vita dignitosa, soprattutto per chi è in condizioni estreme di vita, fino alla dipendenza vitale. La soluzione delle sofferenze umane non può essere il rifiuto della vita, quello che la non-lingua del politicamente corretto propone come la morte dignitosa, bensì la possibilità offerta a tutti di vivere in modo dignitoso, perché amati, anzitutto, e poi sorretti con adeguati sostegni, accompagnati e non abbandonati, come scienza e carità rendono possibile". 

Nell'omelia pronunciata poi nella messa di stamani in Duomo Betori ha affermato che la "grande sfida del Natale" è "guardare l'umanità del Figlio di Dio e riconoscendo in lui la pienezza dell'essere uomo prendere coscienza di come la dignità della persona umana viene invece violata e umiliata nel nostro mondo. Lo è anzitutto quando la vita delle persone viene minacciata dalla violenza della guerra, in Ucraina e nei quasi altri sessanta paesi nel mondo in cui uomini e donne vengono uccisi nei conflitti che insanguinano la terra. Come non pensare ad esempio al Tigrai, allo Yemen, alla Siria? Come può l'umanità accettare che i sogni di un imperialismo nutrito di miti ideologici vogliano tentare di distruggere l'identità e la storia di un popolo? O come accettare che i fanatismi religiosi lacerino i popoli, che i conflitti etnici portino massacri e devastazioni, che la spartizione delle zone di influenza tra le grandi potenze faccia deflagrare conflitti locali, che la prevaricazione dei potenti distrugga le speranze degli umili, che la sete di guadagno di alcuni giunga a negare la vita dei deboli?".

Per Betori inoltre "non c'è solo la vita distrutta dalla violenza, ma anche quella umiliata da condizioni di ingiustizia, come accade nell'oscurantismo di ideologie che negano i diritti delle persone, nel non rispetto della dignità della donna, negli abusi sui minori, nella tratta delle persone, nel rifiuto dei migranti, nello sfruttamento dei lavoratori fino alla riduzione in schiavitù, nelle condizioni inumane delle carceri, nella marginalità a cui vengono condannati quanti non riescono a inserirsi nelle dinamiche sociali che difendono i garantiti, nella confusa babele di opinioni senza controllo che offuscano il giudizio e le coscienze di uomini e donne, specie dei giovani".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web