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Empoli

Calcio: Serie A

Empoli, continua il momento “no”: il Milan passa al Castellani con Leao e Gimenez – L’analisi del match

di David Biuzzi

	Un'azione del match
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Un'azione del match

Primo tempo di studio, partita vivace nella ripresa con un paio di espulsioni: toscani sfortunati

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EMPOLI. Senza soldi non si comprano giocatori, senza giocatori è difficile non solo vincere ma anche pareggiare le partite. È tutta qui, alla fine, la sconfitta dell’Empoli col Milan. Perché i resti della squadra azzurra non bastano, non possono bastare, perché la caduta dentro il primo assioma delle Legge di Murphy (se qualcosa può andare storto, lo farà) è ormai certezza. Agli zoppi grucciate, insomma, come dicevano i nostri nonni e i noatri padri. Non bastano, infatti, 10 assenze 10 tra infortuni e squalifiche. No, la Dea bendata continua a guardare altrove e così si fa ma male (forse molto, purtroppo) anche Viti e una fesseria in corso d’opera del baby Marianucci uccide la superiorità numerica trovata quasi per caso (e per una “falla” regolamentare) da una manciata di minuti sia le speranze di portare a casa qualcosa.

La partita

L’Empoli, in avvio si arrangia con quello che ha, partendo con un 3-4-2-1 e un approccio timido. Prima che la corda si spezzi, però, D’Aversa interviene e dispone i suoi con un 4-4-2 a specchio rispetto a quello scelto, da subito, dai rossoneri. Il copione è chiaro: aggressività sul primo possesso Milan e tutti (o quasi) a scappare dietro la linea della palla a proteggere area e porta di Vasquez quando il primo assalto a vuoto. Così, praticamente uomo contro uomo. va meglio. Molto. La gara torna in equilibrio dopo un rosso rischiato da Cacace (su Walker) ma la iella continua a vederci benissimo. Al 25’, infatti, Viti si fa male (molto, si teme) al ginocchio sinistro in un duello con Alex Jimenez e deve uscire (in lacrime) per Goglichidze.

Finita? Macché al 35’ Colombo danza col pallone nel cuore dell’area altrui e sgancia un sinistro che sbatte sul palo interno della porta di Maignan, quasi spaccandola, prima di uscire dall’altra parte. Al riposo, insomma, i motivi per imprecare sono assai. Annusato il pericolo Conceicao riparte facendo quello che D’Aversa non può fare: sgancia l’artiglieria pesante. Dentro Gimenez (per Abraham), Pulisic (per Jimenez) e Leao (per Fofana). Ora, in pratica, è 4-2-4 e per gli azzurri è sempre più dura. La svolta, positiva, potrebbe arrivare al 10’ quando Tomori stende Colombo, partito forse in off side non segnalato e comunque (regolamento alla mano) non segnalabile dal Var, e si guadagna il secondo giallo. Ma dura appena 10 minuti perché Marianucci la combina grossa cadendo nel tranello della provocazione di Gimenez e anche lui viene espulso. Con la ritrovata parità numerica ricomincia una sorta di assedio col Milan che attacca su tutto il fronte. La conseguenza è, al 23’ il gol di Leao (su cross di Pulisic). Gli azzurri provano a replicare con Zurkowski (per Henderson) e il debutto di Kouamé (per Colombo) ma ormai sono senza difese e difensori e, al 30’, una banale palla lunga innesca Gimenez che salta due volte Goglichidze e firma il suo primo gol italiano. Due ragazzi dentro al 36’ (Bacci per Grassi e Konate per Esposito) sono il segnale che le forze per provarci, ma anche solo per crederci, sono esaurite.

Dopo il 90’

Così la striscia negativa si allunga, 2 punti nelle ultime 9, e il baratro della zona rossa oggi può diventare realtà. Il condottiero D’Aversa, però, non si piega. «Stanno mancando i risultati – sottolinea – ma non le prestazioni. Anche con il Milan non ho niente d’imputare ai miei; sono stati bravi e coraggiosi. Meritavamo di chiudere avanti il primo tempo, il palo di Colombo è clamoroso, e poi abbiamo pagato il gap di esperienza. Sull’espulsione di Marianucci è stato furbo Gimenez. E usare il termine “furbo” non mi piace. L’infortunio di Viti? Speriamo sia solo una grande botta».

Il mercato

Potrebbe non essere così, purtroppo. La dinamica dell’azione lascia anzi temere il quarto ginocchio che se ne va (dopo Sazanov, Haas e Pellegri) da inizio stagione. L’emergenza, insomma, non solo non rientra ma rischia di aggravarsi. A Udine mancherà anche Marianucci, squalificato, e i soli rientri di Ismajli (probabile) e Maleh (sicuro). A questo punto pescare sul mercato degli svincolati (il difensore Djidji può tornare di moda) può diventare una necessità assoluta. Dietro e in mezzo (Anjorin e Fazzini salteranno anche la prossima sfida di Udine e potrebbero non farcela per la successiva con l’Atalanta al Castellani) la coperta non è corta ma proprio non c’è più.

Le giovanili

Né sembra esserci altro da pescare nella Primavera. Che oggi, peraltro, torna in campo alla ricerca di punti pesanti in ottica salvezza. L’appuntamento con gli azzurrini è alle 13 a Petroio contro il Genoa.

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