Sicurezza
L’Empoli da favola e la confessione di D’Aversa: «Le mie parole ai ragazzi prima della Fiorentina»
Gli azzurri si godono il “day after” dopo la notte gloriosa del Franchi. Il mister: «È una gara che entrerà nella storia del club»
EMPOLI. Di necessità virtù. Basterebbero queste semplici tre parole per riassumere le emozioni vissute da tutti nella serata di mercoledì 4 dicembre. Assemblando (per necessità) una squadra più simile per certi versi a una formazione Primavera, con cinque ragazzi del settore giovanile (a cui aggiungiamo Viti, ormai titolare a pieno diritto) e al cospetto di una squadra che schierava praticamente tutti i titolari a disposizione, quella che è venuta fuori alla fine è la virtù, il meglio di questi giovani. Che si sono fatti trovare subito pronti, in un derby, in un contesto non facile come il “Franchi”, costretti poi a battere i rigori sotto la Curva Fiesole. Non proprio un compito semplice.
La migliore medicina
Più che soddisfatto mister Roberto D’Aversa per quanto fatto vedere in campo dai suoi ragazzi, la miglior medicina per mettersi alle spalle la brutta sconfitta di Milano con il Milan. «Vorrei precisare che noi sabato abbiamo affrontato una squadra che ha poi segnato sei gol al Sassuolo, una squadra di B ma che ha un organico da Serie A. Il secondo tempo contro il Milan è stato positivo, siamo stati aggressivi, un po’ si è visto quel che abbiamo fatto nel primo tempo al Franchi, nella ripresa poi è venuto fuori l’atteggiamento della Fiorentina. Noi però siamo rimasti compatti pur passando in svantaggio. Abbiamo pareggiato la partita per poi andare ai rigori e passare il turno. I rigori sono una lotteria, si sa, ma i ragazzi sono stati bravi, nonostante l’età e nonostante tirassimo i rigori sotto la Curva Fiesole».
Linea verde
La linea verde ha ripagato enormemente le attese, come già accaduto altre volte: «Avevamo in campo cinque ragazzi del settore giovanile – dice D’Aversa – con un’età media in campo di 23-24 anni, sono convinto che abbiamo regalato una gioia ai tifosi, è una gara che passerà alla storia del club. Quando ho visto la formazione che avrebbe schierato la Fiorentina ci ho visto qualcosa di positivo. Ho detto ai miei ragazzi che si sarebbero misurati con degli avversari forti. Ekong si sarebbe misurato con Dodò, uno dei più forti al momento nel suo ruolo. È stato senza dubbio un aspetto stimolante, avrebbero dovuto cercare di fare bene, sarebbe stato un orgoglio per loro confrontarsi con avversari del genere. Vedendo le due rose a confronto sfido chiunque ad indovinare il verdetto finale. I ragazzi ci hanno creduto fino alla fine e io ho avuto delle risposte che mi aspettavo».
Forza Edoardo
Una, anzi più parole non possono che andare a Edoardo Bove, come tiene a precisare il tecnico: «Vorrei approfittare per dare un saluto a Edoardo Bove. Io e il capitano siamo stati a trovarlo prima della partita, ci ha fatto piacere vederlo, ho visto i genitori, la fidanzata e da padre di famiglia non vorrei mai trovarmi in una situazione del genere, quindi i saluti miei e di tutta la società vanno a loro». Qualche parola poi si sposta sui singoli e la loro prestazione. Oltre al portiere classe 2005 Seghetti, che nei tempi regolamentari ha salvato su Beltran e poi ha parato il rigore a Ranieri, come non citare il 2006 Tosto, il più giovane in campo, in difesa? C’è stato poi il ritorno fra i “grandi” di Belardinelli e la prova concreta di Marianucci, che ha salvato un gol e realizzato un calcio di rigore. «Però poteva fare meglio sul gol di Sottil – si affretta ad aggiungere D’Aversa, anche per spegnere facili entusiasmi –, detto questo Marianucci l’anno scorso giocava in Lega Pro, però dal primo giorno di ritiro mi ha dimostrato di poter stare qui e io sapevo di potergli dare fiducia, ha dimostrato grande personalità». Un altro protagonista di serata è stato Ekong, che al 4’ del primo tempo ha sbloccato il risultato e come esultanza ha mostrato il numero quattro, il numero della maglia di Bove, con le dita della mano, sempre in segno di saluto verso il giocatore viola: «Dopo aver segnato in Coppa a Torino Ekong si è ripetuto – spiega il mister – ha messo insieme delle prestazioni importanti. Per me era importante vedere a che punto erano i ragazzi, affonderemo la sfida di Verona di domenica 8 dicembre con uno spirito diverso, la positività porta sempre positività». Sullo scontro diretto con gli scaligeri e l’obiettivo stagionale è ben focalizzato Esposito, autore del 2-2 che ha riaperto il discorso qualificazione andando poi a segno dal dischetto. Una prova che non è passata inosservata a Luciano Spalletti, presente sugli spalti: «Spalletti mi ha fatto esordire all’Inter quando avevo sedici anni, ma di qui alla Nazionale ce n’è di strada – spiega subito l’attaccante. – Il mio obiettivo è salvare l’Empoli prima possibile. Adesso possiamo pensare alla partita di Verona. Vincere ti dà stimoli, motivazioni, tranquillità nel lavoro, il nostro obiettivo è ancora lontano, in campionato dovremo fare più del doppio dei punti che abbiamo ora, non abbiamo fatto ancora niente. La vittoria mi dà morale, l’ultimo mese e mezzo è stato un po’ complicato per via dell’infortunio, adesso sto bene e spero di continuare su questa strada».
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