Gioco
Empoli Crescita costante ma il gol resta un problema
Con la capolista Napoli più gioco e anche più conclusioni a rete Però l’ultimo in casa resta quello (storico) di Niang con la Roma
EMPOLI. Dicono che sia il sale del calcio, il gol, ma al Castellani è merce rara. Ne è arrivato 1 dopo 147 giorni di astinenza totale e di più di più a segnarlo sono stati gli avversari. Quelli del Napoli, con Khvicha Kvaratskhelia a trasformare un contestato (e contestabile) rigore nel match di domenica scorsa.
E l’Empoli? L’Empoli niente. L’ultimo squillo risale alla magica serata del 26 maggio scorso. Non è banale, perché è quello di M'Baye Niang che stese la Roma e regalò la terza storica salvezza agli azzurri mentre già passavano i titoli di coda (minuti 93’) dell’ultima sfida del torneo 2023/2024. Da allora tre 0-0 consecutivi - con Monza, Juventus e Fiorentina - e il ko di misura coi partenopei. Non è un allarme che suona, visto anche che quasi sempre l’incrocio interno è stato con avversarie di alto lignaggio, ma è chiaro che è là davanti che la truppa di Roberto D’Aversa ora può e deve migliorare. Sul piano del gioco proprio la sfida col Napoli capolista, è stata incoraggiante anche sotto questo profilo. Nonostante la rete non sia arrivata, infatti, gli azzurri hanno costruito i presupposti per arrivarci. Soprattutto nel primo tempo, quando le occasioni (anche se forse non clamorose) non sono mancate. Rispetto alle sfide con bianconeri e viola, insomma, non si è trattato solo di difendersi e provare a ripartire ma anche di azioni pensate e congegniate bene. Concluse male, questo sì, perché al momento di ultimo passaggio e conclusioni subentrano sgraditi compagni di viaggio come frenesia o leziosità. Difetti da correggere. La cifre dell’ultima gara, però, parlano di un possesso palla (50,1%) superiore a quello degli avversari, di 11 conclusioni totali e di 4 tiri in porta contro il solo (ma decisivo) penalty.
La casella zero, però, è relativa solo alla reti realizzate in casa mentre in trasferta ha sempre gioito. L’Empoli, infatti, finora di gol ne ha messi a segno 6 con le firme di Gyasi, Colombo ed Esposito (curiosamente 2 gol a testa). Nella passata stagione, quando il problema è stato tale dall’inizio alla fine, dopo 8 turni di campionato ne era arrivato 1 solo, quello di Baldanzi decisivo con la Salernitana, e i punti in classifica erano appena 4 (1 pari e 6 sconfitte oltre all’acuto coi campani) contro i 10 attuali. Nessun allarme, appunto. Ma di gol ne servono ancora molti altri (29 il totale dello scorso campionato). Quindi deve crescere il rendimento degli attaccanti, anche se il loro sacrificio in fase di non possesso ovviamente porta a perdere lucidità, ma anche la pulizia in fase di costruzione e rifinitura delle azioni. In questo senso il rientro di Jacopo Fazzini, col Napoli, è un ottimo punto di partenza. Come i break di Tino Anjorin. Proprio due, però, che ora devono anche salire l’ultimo gradino ed essere più precisi incisivi nell’ultima scelta.
Intanto al piano inferiore, in Primavera, brilla sempre di più l’ucraino Bohdan Popov, classe 2007, che col gol al Bologna è salito a quota 4. Dietro ai grandi, insomma, sta crescendo un piccolo bomber...
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