Sicurezza
Empoli La certezza del ds Gemmi. «È un gruppo che può giocarsela»
Il dirigente ripercorre le tappe del mercato e parla della squadra che ha costruito
EMPOLI. Sostenibilità e competitività. Era con questi presupposti, indicati direttamente dal presidente Fabrizio Corsi, che doveva nascere il nuovo Empoli. Due obiettivi, non semplicissimo e anzi spesso in antitesi, che il direttore sportivo Roberto Gemmi ha cercato di centrare, nel suo primo assaggio di Serie A, in un percorso lungo («anche troppo, ma lo diciamo sempre in tanti e poi niente cambia») e tortuoso («come d’altra parte lo sono tutti i mercati»).
Il primo, la sostenibilità, è centrato. Lo dicono i numeri, con zero spese per i nuovi acquisti e un bilancio finale in utile di 10,5 milioni, anche se proprio Gemmi non ne parla volentieri. «Perché – spiega il dirigente – si richia di far passare un messaggio sbagliato. L’Empoli non è in difficoltà e su questo mercato ha investito come ha sempre fatto. È una società che, come tutte quello del calcio e non, deve avere e ha attenzione ai conti».
Concetto chiarito. E la competitività. Anche in questo caso Gemmi si gira un po’ intorno, ma alla fine dell’incontro in cui illustra quello che ha fatto in questi primi mesi azzurri, lo dice. «Sì, abbiamo allestito un gruppo che ritengo e riteniamo competitivo. La buona partenza ci conforta ma non deve illuderci. Sappiamo cosa ci aspetta, sappiamo che i momenti difficili arriveranno. E proprio la gestione di questi alla fine farà la differenza. Un giudizio più fondato potremo darlo dopo una quindicina di partita, ma possiamo giocarcela».
Con un gruppo che, come prevedibile, esce da un mercato molto movimentato. «Per caratteristiche – spiega il ds – possiamo dire di aver centrato tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissi, poi è chiaro che non tutti i discorsi avviati sono diventati affari conclusi o anche trattative. Il rimpianto? Non ne ho e se li avessi non lo direi, magari ci torniamo sopra nei prossimo mercati... C’è stato un confronto continuo con Roberto D’Aversa, anche perché il tecnico ha più esperienza di Serie A del sottoscritto, a volte anche con discussioni ma far parte del gioco».
Un gioco che, appunto, ha visto il debutto dello stesso Gemmi al tavolo dei grandi. «Un’emozione – rivela il dirigente – perché arrivare a fare questo lavoro in Serie A era quello che volevo». Emozione come vincere a Roma («una gioia anche perchè è stata la prima volta dell’Empoli») o prepararsi a sfidare la Juventus («bellissimo e difficilissimo, speriamo di farci trovare pronti»).
Quindi l’immancabile carrellata sugli affari. «Vasquez? Non è una scommessa. Lo conosco e spero che possa ripercorrere il cammino di Vicario e Caprile. De Sciglio? Ci serviva perché ci porta grande esperienza e anche la possibilità di cambiare modulo. Il multi-affare con il Torino? Ci hanno cercati perché volevano Walukiewicz e inserendo Sazanov e Pellegri abbiamo trovato l’incastro che per le nostre necessità. Solbakken? Si è creata questa opportunità e abbiamo cercato di coglierla velocemente, fortunatamente con successo».
Discorso a parte merita Anjorin. «Forse – ammette Gemmi – la trattativa più affascinante visto che l’interlocutore era il Chelsea. È un giocatore che conoscevo e che conosceva anche l’ottima area scouting che ho trovato qui a Empoli. Piaceva a tutti, quindi capito che si poteva prendere a condizioni favorevoli (titolo definitivo gratuito con 40% sulla futura rivendita ai londinesi, nda) lo abbiamo preso. Servirà tempo a lui come agli altri, ma in questi primi giorni mi sta impressionando». Una riflessione in più anche per Ciccio Caputo. «Che devo ringraziare – sottolinea il dirigente – per l’aiuto che mi ha e ci ha dato. A lui, poi, ho spiegato quali idee avevamo per l’attacco, glielo dovevamo, e lui giustamente si sente e vuole essere ancora protagonista. Così, insieme e in sintonia, abbiamo deciso di separarci».
Infine un “non-affare”, quello di Fazzini. «Ha avuto mercato – dice Gemmi confermando le tante voci – e ci sono state sul gioiellino – sono stati fatti tanti sondaggi per lui ma col presidente Fabrizio Corsi abbiamo deciso che era giusto, per noi e anche per lui, tenerlo ancora con noi. È la prova provata che, come dicevo, l’Empoli non ha difficoltà. Un’altra sono gli investimenti fatti sui giovani anche per il vivaio».
Già, sostenibilità e competitività a braccetto. Sfida vinta? Al campo, come sempre, l’ardua sentenza...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=cb58181)