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Serie A

«L’Empoli ha un grande sogno da coronare insieme ai tifosi»

di David Biuzzi
Pietro Accardi. Il direttore sportivo dell’Empoli riflette in panchina (foto Autovino)
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Pietro Accardi. Il direttore sportivo dell’Empoli riflette in panchina (foto Autovino)

Pietro Accardi. Le sensazioni del direttore sportivo azzurro per il gran finale. «La Roma non regalerà niente, servirà un’impresa ma noi possiamo farcela»

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EMPOLI. Alle spalle l’accesa sfida di Udine, davanti quella ancora più bollente con la Roma. È in mezzo a due fuochi, l’Empoli, con gli strascichi di quello che è stato e, soprattutto, l’attesa di quello che sarà. Ad avvicinarsi a grandi passi, infatti, è la partita dell’anno. L’epilogo di una stagione che gli azzurri hanno vissuto tra luci e ombre, di un romanzo calcistico che ha avuto capitoli tristi e altri gioiosi, ma a cui ora resta solo da scrivere la parte più importante: l’epilogo. E farà tutta la differenza del mondo.

Lo sa benissimo il direttore sportivo Pietro Accardi. Che la squadra l’ha costruita e seguita passo dopo passo, che ha cercato di correggere errori e mancanze, che alla chiusura ci arriva carico a mille. Come e più del solito. Forse anche troppo considerate le cinque giornate di squalifiche rimediate proprio con il finale di gara Udine. «Tentata aggressione all’arbitro (Guida, ndr)», recita il referto del giudice sportivo. In sostanza la tentazione (forte) condivisa da ogni cuore azzurro. «Forse sì – spiega Accardi a mente fretta e lungo stop incassato – ma io sono un dirigente e mi dispiace non aver saputo gestire le emozioni. Preciso che se aggressione a Guida c’è stata, è stata verbale e non fisica».

Ma che è successo?

«Ho cercato di frappormi tra arbitri e squadra, per evitare provvedimenti per i giocatori, ma vedere la delusione dei ragazzi e dei nostri tifosi, che sono stati splendidi, mi ha sopraffatto».

Certo che gli errori di arbitro e Var sono stati giganteschi...

«No, basta con le polemiche. Quel che è stato è stato, pensiamo a quel che sarà; è troppo importante».

Già, come descriverebbe Empoli-Roma di domenica sera?

«Come quello che è. Una grande, enorme opportunità».

Un’opportunità?

«Sì, l’opportunità di coronare quel grande sogno che si chiama salvezza e che questo gruppo e il loro condottiero, l’allenatore, hanno creato con un percorso fatto di sacrificio, voglia a dedizione. Dobbiamo essergliene grati, tutti, perché non era scontato arrivare a essere padroni dei nostro destino a 90 minuti dalla fine».

Ultimamente, però, giocarsi tutto all’ultima partita non prodotto grandi gioie...

«Le esperienze passate non contano e non devono condizionarci. Squadre diverse, storie diverse. Ogni stagione ha la sua».

Questa che storia ha?

«Diversa dalle ultime due, quando in pratica ci siamo salvati alla fine del girone d’andata, ma in realtà credo siano state quelle due anomalie. Una realtà come l’Empoli deve giocarsela fino alla fine e stavolta lo sta facendo con un cammino opposto visto che con l’avvento di Nicola stiamo facendo anche più e meglio delle ultime due stagioni. Dall’inizio, poi, abbiamo sempre detto che la terza salvezza sarebbe stata un successo storico e la storia non la fai e non la scrivi senza passare dalla sofferenza».

Ora tra l’Empoli e il sogno c’è la Roma, che partita si aspetta?

«Difficile. Anzi, difficilissima. Servirà un’impresa ma l’Empoli della gestione Nicola ne ha già compiute. Lo ha fatto in casa di Salernitana e Sassuolo, ma anche qui con Torino e Napoli. E lo ha fatto perché ha i valori tecnici e umani per riuscirci. Non mi aspetto regali dalla Roma semplicemente perché è già sicura del 6° posto, mi aspetto tante difficoltà ma con l’aiuto dei nostri tifosi possiamo farcela».

È un appello?

«No perché non c’è bisogno. Prima e durante la gara di Udine sono stati eccezionali. Ma è tutto l’anno che li sentiamo al nostro fianco. Regalargli la gioia che meritano è uno stimolo in più».

Magari con un arbitraggio all’altezza...

«Come ripete Nicola ai giocatori dobbiamo sviluppare anche l’accettazione e andare avanti per determinare quello che puoi determinare».

Il futuro dell’Empoli passa dalla gara di domenica sera con la Roma?

«Il sogno. Il futuro dell’Empoli, come dimostrano i progetti su stadio e centro sportivo, dice che questa società vuole ancora crescere. Noi passi e nei modi giusti, ma vuole ancora crescere».

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