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Serie A

Empoli. La salvezza passa dai gol Nicola studia altre soluzioni

di Luca D’Alessandro
Niang
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Niang

Si decide tutto contro Lazio, Udinese e Roma: non si potrà sbagliare nulla

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EMPOLI.  Lazio, Udinese, Roma. Tre partite separano l’Empoli dall’obiettivo di raggiungere la salvezza in Serie A, nella stagione più difficile degli ultimi tre anni passati tra le grandi del calcio italiano. Viene quasi da dire che tutto quel che è successo fino a questo momento conta poco, molto poco: dal Sassuolo penultimo con 29 punti al Verona a quota 34 ci sono sei squadre. È una sorta di mini-campionato, in cui si parte leggermente sfalsati ma dai tanti scenari finali ancora realizzabili.

Come è naturale che sia, ogni squadra ha le sue attitudini. L’Empoli ha reso chiaro che la sua è quella di difendere a spada tratta la propria porta. Merito della mentalità portata dall’ultimo allenatore di questa stagione travagliata, Davide Nicola. Una scelta vincente, visto il filotto di sei risultati consecutivi dopo la gara d’esordio col Monza. In cui non solo gli azzurri avevano subìto solo cinque reti, ma ne avevano addirittura segnate undici.

Però dall’inizio di marzo, si sono succedute nove gare in cui il trend è molto chiaro. In 7 di queste l’Empoli non è riuscito a segnare; invece nelle due in cui ha trovato la rete, contro Torino e Napoli, ha vinto poi la contesa. Quattro soli gol in 9 incontri che, estrapolando l’anomalia contro i granata - tre reti su tre tiri in porta tentati -, diventano uno in otto partite. Leviamo anche le squadre attualmente qualificate alle coppe europee: il risultato è di quattro punti fatti in quattro gare, una media di un punto a partita che potrebbe far dormire sonni tranquilli se non fosse che due delle ultime tre avversarie del campionato sono squadre che andranno in Europa.

Così, se a livello difensivo è difficile dubitare del buon lavoro che Caprile, Luperto e gli altri componenti del reparto metteranno in campo da qui alla fine, diverso è il discorso per l’attacco. Che deve mettersi in moto diversamente da quanto fatto in quelle sette gare senza gol. In questo senso è un vero peccato aver perso Cerri per l’infortunio subito contro il Napoli. Non è una questione scaramantica - nelle cinque vittorie della gestione Nicola è sempre stato lui il titolare - quanto di caratteristiche: è l’unico giocatore in rosa che ha le potenzialità fisiche, più che tecniche, per ripulire i palloni alti e lunghi che spesso gli azzurri sono costretti a dare in avanti, dando così la possibilità di avviare quelle veloci transizioni offensive che possono fare male agli avversari.

Niang, fino a questo momento scelto come sostituto dell’ex Como, non ha quelle caratteristiche e fa molta più fatica, dando ora anche l’impressione di mollare il colpo prima del dovuto. Il minutaggio sempre maggiore ricevuto nelle ultime gare dà a intendere che potrebbe anche tornare a essere il momento di vedere Francesco Caputo dal primo minuto, in modo così da mettere ancora più enfasi nella ricerca della profondità, ma ci vorrà anche un adattamento al come il pallone viene portato nella trequarti avversaria se si vuole dare all’esperto bomber di Altamura le armi giuste per colpire in area.

Armi che dovrebbero arrivare dagli inserimenti di Zurkowski, dalle invenzioni di Fazzini ma soprattutto dagli spunti di Cambiaghi e Cancellieri, rispettivamente 28esimo e 22esimo in Serie A per dribbling riusciti.

Sono loro la chiave fondamentale dell’attacco azzurro, quei giocatori capaci di saltare l’uomo e creare superiorità numerica per poi arrivare con più facilità in porta, ancor di più se manca un Cerri a fare da pivot davanti che può tenere il pallone. Nelle ultime giornate, a parte il più giovane dei quattro, i trequarti azzurri sono rimasti piuttosto in ombra: serviranno prestazioni di altro calibro nelle ultime tre partite di campionato.




 

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