Sicurezza
Empoli Cinismo e aggressività. L’impresa non è più impossibile
Gli azzurri si godono la vittoria conquistata contro il Toro e l’attacco rivitalizzato. Sabato prossimo in casa del Lecce una partita che può valere l’intera stagione
EMPOLI. Un’impresa, esattamente come la Roma imperiale, non si costruisce in un solo giorno. È fatta di tante giornate di fatica, di lavoro, di impegno al massimo sforzo guardando con malcelata speranza verso un obiettivo lontanissimo e difficile. Poi ci sono altri momenti, pochi ma incredibilmente illuminanti: quelli in cui si avverte che qualcosa sta cambiando, sta girando nel verso giusto. La sensazione, dopo la vittoria dell’Empoli sabato sera, è di aver osservato proprio uno di questi momenti particolari. Diciannove tiri, cinque di questi in porta, 17 occasioni da gol, sette corner, un palo. Non sono i numeri degli azzurri ma del Torino, arrivato al Castellani con l’evidente intenzione di vincere, di non essere la spalla mansueta di una squadra alla ricerca di punti fondamentali. Se tutto questo dominio millantato dal tecnico Juric nel post partita non si è propriamente visto, perché a essere onesti per larghi tratti della gara l’Empoli ha dato l’idea di poter controllare con tranquillità la situazione, è vero che il gol a freddo e l’impostazione tattica classica di Nicola hanno lasciato ai granata ampi spazi di manovra che, soprattutto nella prima metà del secondo tempo, hanno fatto venire i brividi ai tifosi empolesi.
L’allenatore croato, il quale ha iniziato a lamentarsi di presunte perdite di tempo al quarto d’ora della prima frazione e cinque minuti dopo ha costretto i suoi giocatori a non ridare palla agli avversari dopo che l’Empoli ha buttato una ripartenza in fallo laterale per permettere le cure di uomini a terra, deve esser rimasto esterrefatto dal primo gol stagionale di Cambiaghi, finalmente a rete dopo ben 64 tentativi. Sfortuna maledetta che sia capitato proprio a lui, avrà pensato Juric, ma in realtà è solo il giusto premio a un giocatore che non ha mai mollato di un centimetro e ha sempre fatto la differenza, nonostante le imprecisioni in fase di realizzazione che avrebbero fatto venire dubbi a bomber ben più navigati. E non poteva che passare dalla gioia tanto attesa per la freccia più velenosa della faretra azzurra la costruzione di questo momento catartico, cruciale per realizzare quell’impresa chiamata salvezza. In una serata in cui la difesa ha faticato un pelo più del solito, colpa delle caratteristiche peculiari del duo Zapata-Sanabria che ha messo in difficoltà fisicamente e tatticamente i centrali empolesi, è stata la precisione chirurgica del reparto offensivo a cambiare le sorti della gara. È esattamente questo che Nicola chiede alla sua squadra: fase difensiva da interpretare alla perfezione e fare quanto possibile lì davanti, ma una volta che ci si arriva (e non è detto che sia così spesso) bisogna esser letali. Inutile lamentarsi della poca presenza in avanti o di aver perso senza segnare nelle quattro partite precedenti, la squadra gioca a immagine e somiglianza di chi la guida.
Così si costruisce l’impresa. Il primo mattone l’ha messo la società proprio quando ha deciso di ingaggiare Nicola, portando un completo cambio di impostazione tattica ma anche di mentalità, di voglia, di aggressività: di esempi se ne sono già visti in queste undici partite, ma la tenacia con cui Cacace è andato a pressare al 94’ l’ingenuo Bellanova rubandogli palla e servendo l’assist per Niang è un concentrato di tutto ciò che il tecnico piemontese ha passato ai suoi ragazzi.
Il secondo mattone l’hanno poggiato i giocatori, che hanno tratto linfa vitale dall’arrivo di Nicola creando quella striscia di sei risultati utili consecutivi.
Il terzo è arrivato sabato sera in una partita da dentro o fuori, una “sliding door” come direbbero gli anglosassoni che può indirizzare chiaramente l’ultima parte di stagione. Sabato prossimo è già tempo di costruirne un altro, in casa del Lecce, distante ora appena un punto; comunque vada, le fondamenta dell’impresa sono ormai ben definite.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
