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Calcio: Serie A

Pazzo Empoli: due volte raggiunto dal Toro, lo incorna al 94’

di Paolo Nencioni

	M'Baye Niang ha appena messo la palla del 3-2 alle spalle di Milinkovic Savic
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M'Baye Niang ha appena messo la palla del 3-2 alle spalle di Milinkovic Savic

Finisce 3-2 per gli azzurri grazie a una palla rubata da Cacace sulla linea di fondo. Cambiaghi sfata la maledizione e segna dopo 63 tiri senza gol

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EMPOLI. Se alla fine l’Empoli arriverà puntuale al famoso appuntamento con la Storia, quella famosa terza salvezza consecutiva in Serie A che è l’obiettivo stagionale, mai raggiunto dagli azzurri, lo dovrà anche alla caparbietà di un ragazzo arrivato dall’altra parte del mondo, il neozelandese Liberato Cacace, che al 94’ di Empoli-Torino è andato a contendere a Raoul Bellanova una di quelle palle perse, destinate al rinvio dal fondo, che i difensori proteggono senza tanti patemi. Stavolta invece il terzino azzurro ci ha messo lo zampino, ha rubato la palla prima che potesse superare la linea e ha servito un cioccolatino che M’Baye Niang ha dovuto solo scartare depositando la sfera alle spalle di Milinkovic Savic. Apoteosi. Sì, perché il sipario stava calando sull’ennesima amarezza per i tifosi di casa. Azzurri due volte avanti con Cambiaghi e Cancellieri, due volte raggiunti da altrettante incornate di Zapata, la seconda al 91’, quando il Castellani stava già pregustando i tre punti.

E allora il gesto di Cacace ha in parte oscurato anche l’altra notizia di giornata, il gol di Nicolò Cambiaghi che alla trentunesima giornata e dopo 63 tiri senza gonfiare la rete ha finalmente segnato togliendosi di dosso il record che deteneva nei cinque maggiori campionati europei. Era il 7’ e nel destro dell’attaccante azzurro che ha piegato le mani al portiere del Toro c’era tutta la rabbia di chi è quasi sempre il migliore in campo (anche stasera) ma non riesce a sfondare.

Il Toro ci ha messo un po’ per reagire e ha sprecato prima con l’ex Ricci e poi con Sanabria.

Nella ripresa al 52’ Caprile salva su colpo di testa di Zapata. E’ la prova generale del pareggio, che arriverà al 60’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo, quando Luperto prova inutilmente a contrastare il centravanti, scivola e gli lascia campo libero. Il Toro ora sente l’odore del sangue e carica a testa bassa. Il pareggio in realtà servirebbe poco a entrambi, poco per la salvezza, poco per l’Europa. Gli attacchi degli ospiti si fanno più intensi, ma proprio quando sembra ormai che l’inerzia sia dalla loro parte, basta una ripartenza per rimettere tutto in gioco. La confezionano tre giocatori entrati dalla panchina: Niang apre per Maleh che dà una palla coi giri contati a Cancellieri: rasoiata mancina e gol.

Manca un quarto d’ora, gli azzurri sanno che è proprio in questo quarto d’ora che si decide una bella fetta della stagione, tenuto conto del calendario delle prossime giornate. Resistono con le unghie e coi denti ma nulla possono sulla seconda zuccata di Zapata, che al 91’ fa calare il gelo sul Castellani. I granata provano anche a vincerla, continuano a spingere, fino a quella palla destinata al fondo, rubata da Cacace e trasformata in oro da Niang, primo gol su azione per il franco-senegalese dopo i tre rigori.

Tre punti che sono ossigeno puro. Ora gli azzurri vanno a Lecce con tutto un altro spirito. L’appuntamento con la Storia di può ancora centrare.

Amareggiato Ivan Juric in sala stampa: «La partita l’abbiamo regalata noi all’Empoli, che aveva giocato meglio a Milano con l’Inter e in altre occasioni. A Raoul Bellanova non ho detto niente per l’errore nel finale. Gli servirà a crescere».

«Non è vero che il Torino ci ha dominato – gli ha risposto pochi minuti dopo Davide Nicola, che col Torino non aveva mai vinto in dieci incroci e con Juric una sola volta in otto precedenti – Noi abbiamo impostato la partita senza cercare il possesso di palla perché conoscevamo le caratteristiche degli avversari, la differenza l’hanno fatta gli smarcamenti individuali. L’unica cosa che non mi è piaciuta dei miei sono state alcune uscite quando eravamo sotto pressione. Invece mi è piaciuto molto l’atteggiamento del pubblico che ci ha sostenuto e l’esultanza di tutto il gruppo sul 3-2. Significa che qualcosa abbiamo seminato».

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