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Caprile La saracinesca azzurra «Consapevoli della nostra forza»

di Francesco Bartalini
Caprile La saracinesca azzurra «Consapevoli della nostra forza»

Il portiere dell’Empoli suona la carica in vista dell’ultima parte di campionato «Lavoriamo sempre tanto perché crediamo di poter raggiungere la salvezza»

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Una presenza sempre più importante fra i pali. Statistiche alla mano, Elia Caprile ha fatto finora in stagione cinquanta parate in quattordici presenze. Stessi numeri del compagno di reparto Etrit Berisha. Nelle gerarchie, però, ultimamente il classe 2001 si sta facendo prepotentemente preferire al portiere albanese, che ha anche rimediato un infortunio nel ritiro con la Nazionale di mister Sylvinho. Anche in occasione della partita contro il Bologna le parate di Caprile sono risultate spesso decisive, anche se non sono bastate – purtroppo – ad evitare il ko nel finale. Stiamo parlando di un ventitreenne che sta bruciando le tappe e che si sta facendo notare con la casacca azzurra da tanti club, italiani e non.

È arrivato al Castellani per prendere il posto di Vicario. Un portiere che è stato fortemente cercato dall’Empoli e proprio in azzurro ha avuto l’opportunità di mostrare le sue doti in Serie A, sia come giocatore che come uomo. Vede il suo percorso simile al suo? Vicario adesso gioca in Nazionale ed è titolare al Tottenham, pensa di esser pronto a seguire le sue orme?

«Il percorso può essere simile perché tutti e due non siamo arrivati direttamente in Serie A, ma abbiamo dovuto fare la gavetta, passando dalla Serie C e dalla Serie B, lui anche dalla Serie D. Non so ad oggi se sono pronto a fare come lui, io sono concentrato sul lavoro quotidiano, è solo quello che mi può portare a crescere e migliorare. Ognuno, come detto, ha il suo percorso e le proprie caratteristiche, è sicuramente bello essere paragonato a lui, ad un portiere del suo valore e che stimo molto».

Come è stato passare nel giro di pochi mesi dalla Serie C alla Serie A e quale è stato lo scoglio più grande che ha dovuto affrontare per farsi trovare pronto a questo doppio salto, peraltro dopo essere stato, a soli 22 anni, uno dei nomi più chiacchierati dello scorso calciomercato?

«Sicuramente di differenze ce ne sono tante. La più importante, secondo me, è stata la velocità della palla e dei giocatori nel modo di pensare la giocata. Il fatto di dovermi adattare così in fretta ad un calcio nuovo è stata la parte più difficile, però credo che con il lavoro si possano raggiungere livelli alti».

Come ha superato il momento no dopo l’infortunio e come è riuscito ad avere la forza mentale per riprendere la maglia da titolare in un ruolo così delicato, dove difficilmente si gioca in alternanza con il compagno di reparto?

«Ho sempre creduto nel lavoro quotidiano, nei miei sacrifici, nei sacrifici fatti nei mesi in cui non ho giocato ed anche in quelli degli anni scorsi. Sapevo che il lavoro mi avrebbe portato dei risultati, non mi sono mai fasciato la testa più di tanto perché ero consapevole che prima o poi l’occasione sarebbe arrivata. Sono contento che sia arrivata presto e di quello che stiamo facendo».

Dovendo scegliere, fino ad ora, qual è la parata più difficile compiuta? Il doppio miracolo ravvicinato nel primo tempo contro il Bologna, quella su Saelemakers nel secondo tempo o la parata con la mano di richiamo su Kastanos contro la Salernitana?

«Dico quella contro il Genoa su Gudmundsson al 92’, per me è la più difficile».

Quali sono i punti di forza della difesa dell’Empoli e su quali dinamiche, invece, può lavorare il reparto arretrato per cercare migliorarsi?

«Abbiamo sicuramente più consapevolezza nei nostri mezzi, sappiamo che per portare a casa dei punti dobbiamo ragionare sul non prendere gol. Questo è importante per noi e per il mister che ci punta tanto. Tutto è migliorabile e su tutto si può lavorare per essere sempre e ancora migliori».

Ancora ventisette punti in palio e tanti scontri diretti: quante possibilità ha questo Empoli di raggiungere la salvezza?

«Le possibilità le hanno tutte perché nel giro di quattro, cinque punti sono piazzate sei, sette squadre, siamo tutte lì. Noi lavoriamo sodo, siamo consapevoli che ci possiamo salvare: questo resta il nostro obiettivo».

L’arrivo di Nicola ha dato un cambiamento importante alla stagione dell’Empoli, nonostante le ultime sconfitte in campionato. Personalmente, cosa ritieni abbia portato il mister all’interno del gruppo e come ha vissuto il suo arrivo?

«Da quando è arrivato le cose sono migliorate, credo che il mister ci abbia dato più consapevolezza nei nostri mezzi, oltre ad un lavoro di campo importante sotto tutti i punti di vista. Noi ci stiamo mettendo tanto del nostro nel seguire le sue idee, fidandoci ciecamente di lui e dello staff e del lavoro che ci viene proposto settimanalmente. Ci siamo compattati di più a livello di gruppo».

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