Gioco
Empoli. Non tutto è da buttare ma dopo San Siro servono punti
Corsa salvezza sempre più frenetica: gli azzurri ad una lunghezza dalla zona calda. Con Bologna e Inter la squadra di Nicola è chiamata ad imprese quasi impossibili
EMPOLI. La prima delle due trasferte milanesi nel giro di tre giornate non ha portato punti all’Empoli. In quella che, a rigor di classifica e di prestazioni, poteva essere pensata come la sfida più “semplice” delle due previste a San Siro, il Milan ha inflitto la seconda sconfitta consecutiva a Davide Nicola. Una sconfitta che fa male per alcuni motivi, l’ultimo dei quali è lo zero da aggiungere ai punti guadagnati.
Il primo è facile da individuare, basta guardare la classifica. La zona retrocessione dista ora solo un punto per una serie di risultati tutt’altro che favorevoli. Le due vittorie consecutive di Verona e Cagliari, in altrettanti scontri diretti, hanno accorciato una graduatoria già molto corta che ora vede tra il tredicesimo e il diciottesimo posto solo due punti di distanza. Risultati differenti in quelle partite chiave avrebbero sicuramente messo più tranquillità all’ambiente azzurro. Il secondo è per la prestazione messa in campo dall’Empoli al cospetto del Milan. Diciamolo chiaramente, aspettarsi di scendere in campo a San Siro e prendere in mano il pallino del gioco dal primo minuto è un’illusione. Anche un Diavolo balbettante come già visto altre volte in stagione ha i mezzi per controllare una partita. E quello visto nel primo tempo è stato un Milan migliore e diverso rispetto a quello che ha subito due gol in superiorità numerica giovedì scorso in Europa League, con più verticalità, un Okafor ansioso di voler dimostrare il suo valore e più movimento dei suoi giocatori tra le linee negli spazi.
L’Empoli si è presentato compattissimo, con un atipico 4-4-1 che lasciava Niang solo in mezzo ai centrali difensivi avversari e Gyasi staccato dalla fase di copertura per seguire in ogni suo movimento Theo Hernandez.
Il risultato è stato ottimo, perché Caprile non ha dovuto fare interventi particolarmente difficili. L’unica situazione un po’ difficile è quella che ha portato alla rete: al netto della valutazione sul movimento ad anticipare di Ismajli, dettata forse dall’infortunio patito oppure da uno scatto tatticamente errato, Walukiewicz tiene in gioco Okafor di un nulla e Luperto devia un pallone apparentemente centrale all’angolino. Una serie di sfortunate coincidenze che valgono tre punti. Proprio per questa solidità dimostrata e prevedendo con esattezza un calo fisico e mentale del Milan nei secondi 45 minuti, Nicola ha potuto modificare l’assetto nel secondo tempo costruendo un 4-3-3 che cercava di guadagnare terreno per poter costruire un’occasione da gol. Ed è stato questo il vero tallone di Achille della prestazione dell’Empoli: l’incapacità di creare quelle occasioni. La stessa che non permette di segnare reti su azione, ormai mancanti da 4 partite. Contro un avversario che su calcio piazzato è molto forte e preparato dovevano essere le ripartenze a fornire gli spunti giusti per creare quel numero minimo di palle gol, ma problemi di rifinitura e poca attenzione non hanno permesso di sfruttare le piccole pepite lasciate sul campo dal reparto arretrato rossonero. Così l’occasione migliore è arrivata solo all’87’, su corner: qui solo Mattia Destro ci potrebbe spiegare, dopo essere uscito perfettamente dalla mischia e con buoni due metri di distanza da ogni difensore rossonero, come sia riuscito a colpire debolmente di testa appoggiando di fatto il pallone a Maignan. Così nasce la sconfitta contro l’attuale seconda squadra del campionato. Una partita assolutamente non da buttare, se non per il problema che i punti servono come il pane e le prossime due gare sono contro squadre molto più in palla, Bologna e Inter. Intanto la corsa alla salvezza è sempre più frenetica e l’Empoli ha ricominciato a sentire il calore delle zone veramente bollenti di classifica.
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