Gioco
Potenziare l’attacco azzurro per centrare l’obiettivo salvezza
Tanti miglioramenti, ma i gol su azione sono ancora troppo pochi
EMPOLI. Cosa vuoi dire a una squadra che, dopo un periodo senza vittorie che durava da novembre e una situazione di classifica apparentemente compromessa, cambia marcia e infila un filotto di sei risultati utili consecutivi interrotto solo da una sconfitta più fortunosa che meritata? Indubbiamente poco. Il lavoro fatto dal nuovo tecnico Davide Nicola è sotto gli occhi di tutti: l’Empoli è una formazione totalmente diversa rispetto alle gestioni precedenti. Eppure, come predica sempre anche l’allenatore azzurro, bisogna continuare a lavorare e migliorare per arrivare all’obiettivo prefissato, la salvezza. E, sembra incredibile da dire, forse è in attacco dove si possono fare i passi avanti maggiori.
Va detto subito, prima ancora di poter portare avanti altre tesi: anche offensivamente l’Empoli di Nicola surclassa le iterazioni precedenti. Non solo in termini di gol segnati (11 in sette partite contro gli altri 11 nelle venti gare precedenti): guardando gli expected goals si può notare che nelle sette gare guidate dal tecnico di Luserna San Giovanni gli azzurri hanno sempre creato più xG degli avversari, a parte che nei pareggi con Juventus e Genoa dove la statistica è pari per le due contendenti. Non c’è paragone con le venti gare delle gestioni Zanetti-Andreazzoli, dove solo in cinque partite l’Empoli ha creato xG almeno pari se non superiori a quelli degli avversari.
Si potrebbe quasi parlare di pignoleria, quindi, se si vuole andare a cercare un difetto nelle prestazioni del gruppo azzurro. Uno di cui si può parlare è la mancanza di gol su azione. Tralasciando il debutto di Nicola contro il Monza, dove Zurkowski si è inventato una tripletta già diventata leggendaria, nelle ultime sei gare l’Empoli ha segnato solo due volte su una situazione di palla in movimento e di cui una, la rete di Cancellieri del definitivo 3-1 a Salerno, fa poco contesto per come l’ex Verona ha trovato un’autostrada libera dalla metà campo in là al 94’. Così rimane la firma di Baldanzi a Torino a confronto con tante altre situazioni dove l’origine del gol è diversa. Uno è un autogol, quello di Zanoli sempre a Salerno; ci sono poi i tre rigori segnati da Niang e i due gol nati da un cross di Marin su calcio di punizione a Sassuolo.
Da una parte si può pensare che sia una precisa scelta di Nicola, quella di puntare su situazioni di palla ferma. D’altra parte l’Empoli rimane la quart’ultima squadra in Serie A per xG medi creati a partita con 1,08, davanti solo a Genoa, Lazio e Salernitana. Se si pensa che la squadra non abbia la possibilità di creare tante palle gol, è chiaro che si vuole “aiutarla” lavorando sui calci piazzati. Non sorprende così che Nicola abbia spesso indicato, soprattutto prima di Sassuolo, proprio lo sviluppo di corner e punizioni come un passaggio fondamentale di miglioramento della sua squadra.
C’è però da valutare anche cosa succede in gara. Da quando il tecnico si è seduto sulla panchina azzurra la costruzione del gioco si è indubbiamente spostata verso le fasce laterali. In questa ottica rientra sia l’utilizzo di Cambiaghi e più recentemente di Cancellieri dal primo minuto, che quello di un modulo che è passato dal 3-5-2 a un 4-3-2-1 ibrido con un terzino di grande spinta sulla sinistra, Cacace, e uno più bloccato sulla destra come Ismajli che si trova poi a formare, soprattutto in fase di transizione, il solito blocco a tre dietro. In alcune partite è mancata l’intesa o la pulizia tecnica per partire dalla linea laterale per poi costruire palle gol, contro il Cagliari si sono viste delle situazioni del genere soprattutto nel secondo tempo, ma è anche vero che cercare la punta centrale spesso isolata o assistita dal famoso quinto che attacca il secondo palo per ora non ha portato i frutti sperati.
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