Il Tirreno

Empoli

Serie A

Non solo orgoglio e bel gioco. Ora occorrono cinismo e punti

di Luca D’Alessandro

	Il “cinque” tra Cambiaghi e Marin (Foto Juri Autovino)
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Il “cinque” tra Cambiaghi e Marin (Foto Juri Autovino)

Empoli Contro il Lecce non è stato un passo indietro, ma nemmeno in avanti. Per gli azzurri, adesso di nuovo terzultimi, è necessario tornare al successo

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EMPOLI. Si torna lì, sempre lì, a quelle tre piccole caselle marcate di rosso fuoco. Una danza da dentro e fuori che non troverà fine per altri mesi ancora. Nonostante sia tornato a fare punti davanti al pubblico di casa dopo due sconfitte consecutive, l’Empoli si trova costretto a occupare una delle ultime tre posizioni della classifica di Serie A. Miracoli possibili solo in Sardegna, dove due reti realizzate ben oltre il novantesimo hanno regalato i tre punti al Cagliari e l’ottava sconfitta in campionato all’ex Dionisi. E soprattutto hanno permesso il nuovo sorpasso dei rossoblù sulla truppa di Andreazzoli.Lo sapevano tutti, alla vigilia della partita contro il Lecce, e lo sapeva anche l’hombre vertical: era una gara in cui la vittoria contava molto. Forse più della prestazione, un concetto che equivale a una bestemmia nell’idea del tecnico massese. Purtroppo non si sono visti né i tre punti, né una squadra completamente convincente. Impossibile parlare di un passo indietro rispetto alle ultime uscite, ma neanche di un deciso passo in avanti. Una continuità di prestazione, altro concetto espressamente ricercato da Andreazzoli, effettivamente si può trovare: col Lecce è arrivato il secondo pareggio consecutivo, il secondo 1-1 consecutivo, la seconda gara consecutiva in cui l’Empoli è riuscito a portare a casa punti dopo essersi trovato in svantaggio. Basta per evitare di rimanere intrappolati nel limbo delle squadre che non giocano così male ma portano a casa pochi punti? Probabilmente no.Come se non bastasse la situazione difficile in cui si trovano gli azzurri, lunedì sera si è messa di traverso anche la sfortuna. Prima sotto forma degli infortuni, occorsi prima a Caputo e poi a Bereszynski sul finire del primo tempo. Andreazzoli ha fatto quel che poteva, decidendo anche (che non si dica che manchi di coraggio) di rimanere in dieci per gli ultimi minuti della frazione pur di conservare uno slot per le sostituzioni. Ma aver perso l’unico bomber in squadra, visto quanto siano considerati poco pronti Shpendi e Destro, ha sicuramente inciso. Soprattutto pensando che Caputo non è il Dorian Gray di Oscar Wilde ed è al secondo problema fisico della stagione. Poi è arrivato Falcone, un portiere molte volte sottovalutato, ma difficilmente considerabile il nuovo Buffon, a tirar fuori interventi da cartolina per deviare le botte di Grassi e Luperto che avrebbero meritato sicuramente migliore sorte.Anche sui cambi va fatta una riflessione. Come succede già da qualche gara, l’Empoli gioca meglio e fa più impressione nella ripresa. Non è evidentemente una questione di uomini: l’eroe dei secondi tempi Kovalenko è stato schierato titolare contro il Lecce, regalando una prestazione senza infamia ma senza neanche troppa lode; lo stesso Cancellieri, uno dei migliori elementi della rosa in questo momento, non ha brillato come solito. Andreazzoli è sempre capace di pescare dal mazzo la carta che serve per cambiare volto alla partita ed è vero che, senza la papera di Berisha, probabilmente staremmo parlando di un altro risultato; per raggiungere i risultati importanti che servono per la salvezza, però, difficilmente si potrà continuare a fare affidamento solo sui secondi quarantacinque minuti delle partite.

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