Gioco
Al Maradona per tentare l’impresa ma serve riordinare schemi e idee
La squadra di Andreazzoli subisce troppo il pressing degli avversari. Dopo la sfida di Napoli, la pausa può aiutare a recuperare e rivedere qualcosa
EMPOLI. Frosinone ormai nel passato, Napoli nel prossimo futuro, prima di una pausa che si spera possa aiutare a mettere a punto la condizione fisica, forse anche tattica, della squadra. L’Empoli torna in campo per allenarsi in vista della trasferta al Maradona dopo due sconfitte contro formazioni totalmente diverse che, però, hanno messo ugualmente in difficoltà l’undici azzurro.
Un elemento comune tra la gara di Bergamo e quella di Frosinone, che ha fatto molto male all’Empoli, è quello del pressing subito dagli avversari. Gasperini e Di Francesco hanno spinto la loro squadra fino al limite per dare fastidio alla costruzione di gioco, soprattutto nella fase di giro palla tra i due centrali e il portiere che va a impostare poi tutta l’azione. E gli azzurri, da un certo punto in là della partita, non sono riusciti a trovare una soluzione al problema: né pescando spazi dietro la prima linea di pressione dove poter sviluppare il possesso, anche perché per i tre centrocampisti centrali è risultato impossibile muoversi in una zona di campo libera per poter gestire il possesso, né nella ricerca della profondità per prendere alla sprovvista un avversario dal baricentro molto spostato in avanti. Anche considerando che, per quest’ultima opzione, i due trequartisti si sono spesso trovati a dover coprire sui laterali avversari, partendo da troppo indietro per poter sfruttare i corridoi offensivi davanti a loro. Mister Andreazzoli, come spesso ricorda, direbbe che tra le mosse preparate durante la settimana e ciò che effettivamente succede in campo c’è di mezzo un avversario che ti costringe a dover modificare i piani in corsa. È un fatto innegabile, ovviamente.
A onor del vero, va anche aggiunto, l’Empoli ha mostrato di avere un’idea chiara di come affrontare le ultime due partite: non ha però avuto la forza di poterla eseguire se non per i primi minuti, finendo poi schiacciato.
Problemi tattici, questi, che non sono così nuovi. Anzi, volendo fare un piccolo viaggio nella memoria, sono molto simili a quelli visti due anni fa sotto la precedente gestione di mister Andreazzoli. Alcuni interpreti erano diversi, ovviamente, ma certe questioni non sono cambiate nel tempo: per esempio come il regista, che sia Grassi o Asllani, sembri scomparire nella pressione avversaria. Sicuramente riceve un’attenzione speciale dall’avversario e il suo compito è molto più difficile, ma la mancanza anche di un’opzione poi non sfruttata di appoggio è ancora più difficile riuscire a imbastire un’azione offensiva. Altri aspetti, invece, cambiano molto il volto della squadra. Come la differenza tra un terminale come Caputo e uno come Pinamonti. Il primo, si è visto a Frosinone, non ha bisogno che di un fazzoletto di spazio per poter impensierire il portiere: averlo in forma fisica e in confidenza può assicurare quei gol che servono come il pane per raggiungere la salvezza. L’attuale punta del Sassuolo, però, aveva un vantaggio sul bomber pugliese: poteva fare a sportellate con ogni difensore del campionato, riuscendo più facilmente a portare su la squadra e potendo sfruttare anche i rilanci alti e lunghi, oltre che i passaggi sui piedi che riceve Caputo. Risultando, così, più utile nell’uscire dal pressing avversario. Insomma, ci sarà da lavorare tanto per trovare delle risposte efficaci. Anche perché, come ha ricordato mister Andreazzoli alla Gazzetta poco tempo fa, il calcio moderno è sempre più fatto di situazioni di questo tipo. La definì una «sfida bellissima»: vincerla sarà fondamentale per il prosieguo della stagione.
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