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Empoli, parte l’Andreazzoli quater e il motto è: «Pensiamo positivo»

di Paolo Nencioni
Empoli, parte l’Andreazzoli quater e il motto è: «Pensiamo positivo»

Con Aurelio possibile un ritorno al 4-3-1-2 per non lasciare solo il centravanti

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EMPOLI. «Pensiamo positivo!». Non è un consiglio e nemmeno un auspicio; è quasi un’intimazione quella di Aurelio Andreazzoli che si è appena seduto, per la quarta volta, sulla panchina dell’Empoli. Nonno Aurelio si presenta in sala stampa con un piglio deciso, insieme al presidente Fabrizio Corsi e al direttore sportivo Pietro Accardi, il terzetto delle grandi occasioni, per spiegare com’è nata questa scelta dopo l’esonero di Paolo Zanetti, e quali possano essere le soluzioni per uscire dalla complicata situazione in cui si è cacciata la squadra, ultima a zero punti e zero gol dopo quattro giornate di campionato. E con un Everest di nome Inter da scalare tra appena quattro giorni.

Intanto di ricette non ne dà, è solo preoccupato dal poco tempo a disposizione per preparare due partite fondamentali come quella contro i vicecampioni d’Europa e una possibile concorrente nella corsa alla salvezza, la Salernitana.

Ma prima di Andreazzoli tocca al presidente Corsi dire due parole su Paolo Zanetti e sul suo esonero. «È stato un esonero più doloroso del normale – dice il numero uno azzurro – perché veniamo da un’annata in cui Zanetti ci ha regalato risultati e soddisfazioni. Mi auguro che per lui questa sia un’esperienza che lo possa accrescere. I problemi la squadra li ha evidenziati non solo sul piano dei risultati. Quindi abbiamo deciso che la migliore soluzione fosse Aurelio. Sappiamo quello che è in grado di dare sia per il gioco che per il miglioramento individuale. Per noi è una garanzia. In lui abbiamo trovato disponibilità ed entusiasmo. Ora cominciamo una nuova avventura che deve portare al traguardo auspicato». Quell’appuntamento con la Storia, la terza salvezza consecutiva mai ottenuta, un appuntamento a cui gli azzurri al momento rischiano di arrivare in ritardo.

Accardi, oltre ai ringraziamenti di rito all’allenatore che se ne va, prova a spiegare (ma sta sul generico) perché Andreazzoli non era l’allenatore giusto 15 mesi fa, quando fu deciso di non proseguire con lui, e invece lo sia adesso: «Dopo la salvezza (del 2022, ndr) abbiamo pensato che servisse un altro tipo di allenatore. Abbiamo fatto una scelta che poi si è rivelata azzeccata. Dopo la sconfitta di Roma ci siamo confrontati col presidente e tra i vari nomi che erano in ballo, entrambi abbiamo detto che l’allenatore giusto per questo momento fosse proprio Andreazzoli».

Il diretto interessato prende atto e ringrazia. «Mi ha telefonato Pietro e mi sembrava di averlo sentito ieri – spiega – Ci siamo lasciati con un abbraccio e un bacio. Si ricomincia da lì. Idem per il presidente. Non mi sono mai offeso quando mi hanno chiamato, non mi offendo quando mi mandano via. Ho reagito con entusiasmo alla chiamata, questo è un posto che conosco e dove mi trovo bene, mi sento apprezzato da ambiente e società».

Quanto alla squadra, il nuovo tecnico spiega che è troppo presto per chiedergli come l’ha trovata: «Li conosco bene esteriormente tutti quanti, ma la squadra va conosciuta sul campo, per valutare cuore, etica del lavoro, capacità di stare insieme, reazione alle difficoltà. Questo dal divano non lo puoi fare. L’impressione è di una squadra che può esprimersi, con la possibilità di variare gli interpreti. Non è una squadra di scappati di casa».

Quanto al sistema di gioco, anche qui non arrivano indicazioni nette: «Questo è un gruppo malleabile. Non dico che ci possiamo sbizzarrire, ma possiamo orientarci in diverse direzioni. Per quanto mi riguarda cercherò di sbagliare il meno possibile».

A fronte di una rosa che è stata costruita per metà pensando al 4-2-3-1 del finale della passata stagione e per metà al 4-3-3 ritenuto più solido, tutti gli indizi portano a un ritorno all’antico, cioè a quel 4-3-1-2 che è stato a lungo il marchio di fabbrica dell’Empoli (e dello stesso Andreazzoli) che sembrava aver fatto il suo tempo ma che potrebbe risolvere qualche problema emerso all’inizio del campionato. Il più urgente riguarda la solitudine del numero 9, lasciato a combattere da solo contro tutti, un problema ancora più grave quando hai due centravanti non più giovani. Dunque Caputo o Destro potrebbero essere affiancati di volta in volta da Cambiaghi, Shpendi o Cancellieri, mentre Baldanzi tornerebbe nel suo ruolo naturale di trequartista dietro le due punte. L’alternativa sono i due fantasisti dietro l’unica punta, soluzione già adottata da Andreazzoli in più occasioni. Non cambia poi tanto.

La cosa più importante, stando al nuovo tecnico, è ricostruire un gruppo: «Se non fanno gruppo non funziona niente, se manca l’etica del lavoro non vai da nessuna parte».

Qui c’è un indizio su quello che potrebbe cambiare. Ad Andreazzoli, oltre alla raccomandazione di prendere meno gol di quelli che prendeva nella stagione 2021/22 (50 fatti, 70 subiti) probabilmente è stato detto di riportare un po’ di disciplina, di mettere qualche paletto («poi i paletti saltano, quando le cose vanno bene» chiosa lui).

«Inutile pensare a quello che è stato» taglia corto il presidente Corsi. E Andreazzoli gli fa l’eco: «Che senso ha pensare al passato? Serve solo a mettere sulle spalle di questi ragazzi dei pesi che abbassano il dorso». Su questo ci sarà da lavorare. Intanto il nuovo e antico motto è pensare positivo.

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