La manifestazione
Corsi rilancia sullo stadio
Il patron azzurro guarda al futuro: «Tre aziende ci possono aiutare in questo investimento. L’ampliamento di Monteboro una possibilità»
EMPOLI. «La prossima stagione è in mano a questi due ragazzi. Credo che siamo in mani buone: per passione, competenza ed energia che creerà un gran lavoro, perché è da questo che passa la salvezza dell’Empoli». Così il presidente del club azzurro Fabrizio Corsi inaugura la conferenza stampa che presenta la nuova stagione, dando il giusto credito a mister Zanetti e al ds Accardi: «Riusciranno con poco a fare tanto, è quello che ci contraddistingue. Tra poco faranno le previsioni e ci metteranno tra le candidate per non retrocedere; a noi, di questo, ci meraviglia poco e non ci abbatte».
Il presidente Corsi si è lasciato andare a un tour sul viale dei ricordi, parlando degli obiettivi del suo club: «Qualcuno mi dice che dovrei scrivere un libro sul mio percorso a Empoli, ma credo che uno solo non basterebbe. Anche se, alla fine, si può dire che 32 anni fa un gruppo di amici decise di fare me, un trentunenne, presidente della società. Dovevo durare sei mesi, massimo un anno, e il mio sogno era di vincere la C1 per partecipare alla B — racconta Corsi — Per quanto mi riguarda, vedere la società accostata a gente molto più potente finanziariamente di noi mi spaventa, mi fa fare riflessioni rispetto agli obiettivi del club che possono andare un pochino oltre quelli del campionato. Si può parlare di consistenza societaria rispetto a un futuro a medio termine, e mi viene in mente lo stadio».
Un punto dolente, quello del Castellani, che il patron affronta a viso aperto: «È impensabile pensare di giocare la Serie A in uno stadio del genere. Già siamo visti come una mosca bianca che ogni tanto può infastidire, visti i nostri numeri rispetto alle altre società, se poi si va a considerare il calcio come uno spettacolo da vendere, questo riguarda quello che può offrire un evento a Empoli — spiega Corsi — Se una partita la si vede a Shanghai, Hong Kong, a Dallas o in California, il Castellani non è uno stadio compatibile alle esigenze non solo di godibilità degli spettatori, ma anche come prodotto da dover vendere in tutto il mondo. Sentiamo il bisogno di adeguare lo stadio per partecipare in modo giusto agli eventi del futuro. Ci sono tre aziende in particolare che possono accompagnarci in questo investimento che altrimenti sarebbe fuori dalla nostra portata». Il presidente, però, non si ferma allo stadio: «Anche l’ampliamento di Monteboro è diventata una possibilità dopo 15 anni di sofferenza da parte mia per costruire qualche campo di allenamento in più. Tre o quattro, il minimo rispetto ad altri investimenti in Italia, che ci permettono la gestione della prima squadra e delle giovanili. Per fortuna abbiamo la disponibilità dell’amministrazione comunale: il nostro sindaco questa necessità la riconosce, l’Empoli è diventato una bella cosa dal punto di vista sociale per la città ma anche un veicolo di promozione della città». E se il rapporto con la Fiorentina è sempre definito ottimo, tanto da raccontare di aver affrontato il viaggio verso la riunione di Lega della scorsa settimana proprio con Joe Barone tra battute e discorsi sul calcio, Corsi parla anche un po’ di mercato per mostrare quanto è orgoglioso del lavoro della sua società: «C’è un ragazzo che ci interessa, è un 2001 ma è inutile stare a dire ora i nomi, a cui ha telefonato Cambiaghi per dirgli “Vai a Empoli, questi ti cambiano la professione”. Ci riempie d’orgoglio, dimostra che nel club abbiamo strumenti, pensieri e conoscenze che da altre parti non hanno. Questo ragazzo, richiesto da più squadre, sta ora spingendo per venire da noi — rivendica con orgoglio il presidente azzurro — Tutto questo fa parte di un piccolo patrimonio che abbiamo costruito negli anni, Pietro ci ha dato una mano grande sotto questo punto di vista perché la qualità dei collaboratori è uno degli aspetti su cui ha lavorato, e continua anche ora. Poi c’è il fatto che in altre squadre al terzo passaggio sbagliato un giocatore viene messo in panchina, qui fa parte di un percorso».
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