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L'analisi

Vicario, Cambiaghi o Luperto? La differenza l’ha fatta Zanetti

di Luca D’Alessandro
Vicario, Cambiaghi o Luperto? La differenza l’ha fatta Zanetti

Arrivato in punta di piedi, il tecnico dell’Empoli ha vinto la sua scommessa

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EMPOLI.  Ci sarà tempo, in questo finale di stagione, di parlare dei molti elementi che hanno portato l’Empoli a conquistare la seconda salvezza consecutiva in Serie A. Aspetti riassunti perfettamente dalla gara contro la Sampdoria, dal primo tempo sostanzialmente dominato fino alla svirgolata di Zanoli, in cui la squadra ha creato tanto ma non ha finalizzato e, soprattutto, ha rischiato molto poco dietro, alla tenacia con cui è rimasta in partita fino all’ultimo secondo riuscendo a recuperare il risultato, fino ai tanti giocatori che hanno mostrato ancora una volta carattere e capacità di sacrificio. Un particolare posto sotto la luce dei riflettori, anche un po’ distante dai quelli occupati dai vari Vicario, Baldanzi o Cambiaghi, lo merita però il condottiero della stagione, Paolo Zanetti. Un tecnico, va ricordato, arrivato tra qualche scetticismo dopo la retrocessione a Venezia. È particolare notare che nella stagione 2021/22 i lagunari avevano iniziato decentemente il campionato, issandosi fino alla tredicesima posizione prima di vivere un girone di ritorno particolarmente sfortunato; ricorda, evidentemente, l’andamento dell’Empoli fino all’inizio della settimana scorsa, prima di quel ritiro che ha effettivamente aiutato tecnico e rosa a trovare le forze per guadagnare sette punti nelle ultime tre puntate. E mister Zanetti, a conti fatti giustamente, negli ultimi giorni ha anche mostrato di volersi levare qualche sassolino dalla quella scarpa che lo ha infastidito probabilmente fin dall’esonero dalla panchina del Venezia di un anno fa.

Vanno fatti i complimenti al presidente Corsi e al ds Accardi che, a dispetto del risultato ottenuto nella sua prima stagione di Serie A, lo hanno subito individuato come profilo perfetto per la panchina azzurra e lo hanno riportato a Empoli sedici anni dopo la sua esperienza da giocatore. Soprattutto, però, i complimenti se li prende il tecnico di Valdagno. Arrivato a Monteboro con grande umiltà, senza la pretesa di voler cambiare subito lo schema di gioco impostato dal suo predecessore Andreazzoli ma chiedendo ai singoli giocatori di adattare, con calma, movimenti e gesti tecnici per portarli più vicini alle sue idee di calcio, Zanetti ha fatto fin da subito capire che il punto di forza principale della sua squadra sarebbe stato quello mentale: parlando prima di come i ragazzi avrebbero dovuto avere fiducia nella sua proposta diversa da quella del predecessore e abbracciarla completamente, poi di come si sarebbe dovuto costruire un gruppo giovane capace sia di divertirsi che di calarsi nelle situazioni più complicate di lotta. E il mister, giovane anche lui per gli standard degli allenatori italiani, ha sempre vissuto in prima persona ciò che chiedeva, mostrando in panchina grande energia e vitalità, soffrendo coi suoi ragazzi in ogni momento della partita, esultando a più non posso per i gol più importanti fino a scivolare a terra per la gioia dopo il gol del pareggio di Marin contro la Lazio. Se la base del successo di Zanetti è costruita sulla testa e il carattere dei giocatori, sul campo il tecnico di Valdagno ha fatto la differenza con le sue scelte. Non tanto quelle pre partita, dove comunque ha mostrato di voler modellare la formazione in base all’avversario, quanto quelle a gara in corso; la rete della salvezza di Piccoli contro la Sampdoria non è sicuramente l’unica costruita e rifinita da giocatori entrati a gara in corso. Basta ricordare l’esordio di Vignato bagnato dal gol contro lo Spezia, la rete di Baldanzi che è valsa la vittoria con l’Inter due minuti dopo il suo ingresso in campo, oppure le molte volte in cui Cambiaghi ha spaccato la partita entrando nella ripresa. Dimostrando di avere sempre chiaro il polso della squadra, capendo quali giocatori sfruttare in determinati momenti e senza mai rendere scontento uno dei suoi ragazzi per lo scarso utilizzo.
 

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