Gioco
Empoli, la rivoluzione è nella tattica: così Zanetti ha chiuso il cerchio
Con il nuovo assetto, è cresciuta la presenza nell’area offensiva avversaria
EMPOLI. Si sa da tempo che il tecnico Paolo Zanetti ama giocare con la disposizione delle sue pedine sulla scacchiera. Un cambio qui, un movimento diverso là, il tecnico di Valdagno spesso varia qualcosa nel suo undici titolare per adattarlo all’avversario di turno. Ma una svolta così completa, come quella vista con la Salernitana con il passaggio al 4-2-3-1, doveva ancora arrivare; una scelta che si è rivelata talmente azzeccata da consegnare sostanzialmente la salvezza all’Empoli. Una versione ibrida della nuova tattica si era già vista nella partita contro il Bologna, con Marin e Grassi contemporaneamente in campo e Akpa Akpro a fare un lavoro misto tra l’esterno e la mezzala. Ma è stato contro la Salernitana che Zanetti si è completamente affidato al nuovo modulo, riproponendo la stessa accoppiata in mediana schierando però un vero giocatore offensivo sulla sinistra come Baldanzi, rispolverando Henderson (che Zanetti menzionava già da qualche settimana, a dimostrazione che il nuovo modulo è studiato da tempo) come trequartista centrale e posizionando Cambiaghi sull’out destro. Tra i vantaggi del nuovo vestito azzurro c’è sicuramente una presenza più imponente nei pressi dell’area di rigore avversaria. Non solo si passa da tre a quattro uomini offensivi, ma le caratteristiche tecniche dei giocatori in rosa rendono possibili dei veloci scambi palla a terra che mettono in difficoltà molte delle statiche difese italiane. La punta centrale, che sembra rimanere comunque Caputo, può beneficiare di un appoggio in più in fase di costruzione e anche di maggiori spazi creati dalle numerose volte in cui i compagni riescono a creare movimenti per attirare i difensori. Inoltre Henderson si trova in una posizione a lui congeniale: contro la Salernitana ha toccato tanti palloni ma brevemente, quasi da muretto, lasciando ad altri il compito di costruire fattivamente il gioco così da potersi permettere molti inserimenti a lui congeniali. Avere poi due giocatori avanzati sulle fasce permette di ridurre, almeno in fase di pressing sulla costruzione avversaria, il raggio d’azione dei terzini e dei centrocampisti centrali: un vantaggio importante nella gestione delle forze durante i novanta minuti. Ovviamente si possono trovare anche delle controindicazioni al nuovo 4-2-3-1. Per esempio Zanetti ha già indicato che la rosa è stata costruita, a inizio stagione, per un altro modulo.
Così alcuni giocatori rischiano di trovare molto meno spazio di prima: da Akpa Akpro che non è un esterno a capitan Bandinelli, fino al gioiellino Fazzini che non sembra pronto per avere un posto sulla mediana. Lo stesso Baldanzi si trova in una situazione nuova rispetto al solito, passato da fulcro del gioco al centro del campo ad ala sulla fascia, perché Zanetti non vede (ancora) in lui quelle doti di playmaking che vorrebbe da chi gioca in quella posizione; è anche vero che tanti giocatori in Serie A partono dall’esterno per poi accentrarsi e andare a concludere come piace a lui, basti pensare a come si muove il Napoli. Infine le punte centrali avranno da lottare: scomparso il posto di fianco a Caputo, i vari Destro, Piccoli e Satriano hanno da battere la concorrenza del bomber di Altamura per guadagnare una maglia da titolare. Impresa che, quest’anno, sembra decisamente improbabile.
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