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Empoli La salvezza passa dai gol. C’è da superare la sterilità offensiva

Empoli La salvezza passa dai gol. C’è da superare la sterilità offensiva

Nulla è ancora perduto: il prossimo esame è al Mapei contro l’ex Dionisi

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EMPOLI. Lucidità, carattere e compattezza di squadra. Tre concetti chiari, tre parole d’ordine per affrontare col coltello tra i denti le ultime sette partite di campionato. Le indica il tecnico Zanetti, che si è espresso con molta chiarezza dopo la sconfitta patita dall’Empoli contro l’Inter domenica: non bisogna fare drammi, ma prendere ciò che di buono è stato creato in una sfida oggettivamente impari e andare avanti per la propria strada. «Ora non si scherza più. Abbiamo davanti le gare giuste per fare punti».

Il tecnico di Valdagno ha ragione: non era la sfida contro i nerazzurri, freschi di approdo alle semifinali di Champions quella in cui la sua squadra doveva necessariamente trovare i punti per consolidare il suo percorso verso la salvezza. Nonostante le speranze maturate dopo la vittoria dell’andata a San Siro, nonostante un primo tempo in cui l’Inter non solo non ha mai trovato la porta ma ha dovuto, a un certo punto, dare spazio alle insistenti iniziative azzurre in ripartenza, alla fine è bastato il primo tiro nello specchio per sciogliere la resistenza di Baldanzi e compagni. Si potrebbe anche dire che è dovuto scendere in campo il miglior Lukaku, alla prestazione più importante e reminescente degli antichi fasti dopo una stagione quantomeno sottotono, per poter dare all’Inter qualcosa in più di conclusioni da fuori area senza troppo costrutto; ma, alla fine dei conti, il risultato era pronosticabile, non fa molto male e, se i gol subiti sono forse eccessivi rispetto alle prestazioni sul campo delle due squadre, rispecchiano senza eccessivi drammi la forbice qualitativa tra le due rose. Ciò che davvero può far preoccupare, in vista dello sprint finale, è lo stato di forma dell’attacco azzurro. Quella contro l’Inter è la dodicesima partita in stagione in cui la voce dei gol fatti non si schioda dallo zero, la settima durante il girone di ritorno e la terza consecutiva. Se in altre gare si poteva imputare la mancanza di reti a una certa fatica nel trovare l’ultimo passaggio, domenica il pallone è arrivato più volte in parti pericolose dell’area nerazzurra. Cambiaghi prima, Baldanzi poi, anche Marin con quel controllo bislacco sull’ultima azione empolese degna di nota hanno dimostrato che manca un certo killer instinct in seno alla squadra; anche perché chi quegli istinti da cannoniere dovrebbe averli per un motivo o per un altro non riesce a farsi carico dei suoi compagni, Caputo per problemi di forma e Destro indisponibile fino a due giornate fa. Si spiega con questa aridità in zona gol come abbiano fatto gli azzurri a perdere metà del vantaggio accumulato sul terzultimo posto nelle ultime dieci giornate di campionato. Quello che prima era un traguardo praticamente già ottenuto, distante solo qualche punto per avere una sostanziale certezza del suo raggiungimento, adesso appare tutto fuorché scontato.

La situazione, a guardar bene, non è cambiata così tanto: è vero che il Verona ha vinto contro il Bologna, un risultato non facile da prevedere, portandosi a sei punti di distacco; ma rimangono ancora due squadre a fare cuscinetto, Lecce e Spezia che condividono con gli azzurri problemi di forma nel girone di ritorno, e soprattutto tre scontri diretti tra cui quello proprio contro gli scaligeri alla penultima giornata.

Ciò che è cambiato, però, è la tranquillità con cui la truppa di Zanetti scende in campo in ogni gara, senza più quell’entusiasmo che caratterizzava ogni prestazione dei giovani talenti azzurri. È comprensibile, la situazione si è fatta più seria ed è in questo momento che i più giovani devono mostrare di che pasta sono fatti; ma, a patto di ritrovare la rete già contro il Sassuolo, nulla è ancora perduto e l’obiettivo finale resta agilmente raggiungibile.


 

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