Gioco
Empoli, Zanetti e l’elogio dell’umiltà: «Osare di più? Onestamente no»
Il tecnico dell’Empoli rivendica la scelta di badare a non prenderle contro il Milan
EMPOLI. Il mastro stratega l’ha indovinata di nuovo. Paolo Zanetti da Valdagno veste i panni del novello Sun Tzu nel profano mondo del pallone e mostra ancora una volta di avere un grande occhio analitico nell’anticipare come si può sviluppare una gara della sua squadra. Così nell’anticipo del venerdì sera il suo Empoli è riuscito a mettere la briglia anche al Milan, missione apparentemente impossibile dopo la goleada rossonera di Napoli, rendendo ufficialmente San Siro stadio gradito in questa stagione dopo il successo contro l’Inter.
Il mantra della partita azzurra si può riassumere in una famosa massima, anch’essa cinese: l’aspettare sulla riva del fiume che passi il cadavere del nemico. Proprio l’aspettare è il tema chiave dell’approccio tattico di mister Zanetti, che gradualmente restringe sempre di più il raggio d’azione dei suoi giocatori rinunciando a qualsiasi velleità offensiva. Vedere già alla mezz’ora Piccoli, in grandissima crescita alla sua seconda da titolare di fila, fare il lavoro di una mezz’ala rende bene l’idea di quali fossero le priorità. Così come è lampante l’attenzione messa sulla copertura del centro del campo: in più frangenti della gara si poteva delineare nettamente il 4-3-3 empolese con spazi praticamente assenti tra i reparti, totalmente schiacciato all’indietro e lasciando volontariamente le fasce in mano al Milan per fare densità in mezzo. Il Milan ci prova, parte con le riserve, è costretto a inserire i titolari, e un po’ per sfortuna e molto per bravura dell’Empoli alla fine non riesce a segnare. Ecco allora che questo approccio voluto e cercato viene rivendicato con decisione da mister Zanetti nel post partita, quando un giornalista chiede se ha mai pensato di poter osare un po’ di più durante i novanta minuti: «Onestamente no. Abbiamo preparato la partita in un giorno, dopo aver analizzato la partita col Napoli, e ci siamo resi conto di lasciare spazi a questo Milan è un suicidio. Siamo partiti da Empoli con umiltà e senza vergogna – continua Zanetti – Le ottime partite difensive esistono e noi l’abbiamo giocata. Dovevamo venire a caccia di punti per ufficializzare l’uscita da un periodo difficile, e il risultato ci dà ragione».
Ovviamente non sempre il risultato dà ragione, quando le partite sono impostate così. Ci vuole un pizzico di fortuna, come spesso succede, ma anche benedire uno strumento bistrattato dai più come il Var: dieci anni fa si sarebbe passata una settimana a parlare di come l’arbitro aveva favorito il Milan, venerdì sera son bastati pochi minuti di moviola per annullare un rigore inesistente e un gol di braccio visti troppe volte sui campi di A. Ma soprattutto ci vuole disponibilità e carattere dei singoli giocatori per impostare una gara del genere: dal preziosissimo Piccoli già menzionato a Parisi che si azzarda poche volte a salire per mettere completa attenzione alla fase difensiva, da Fazzini che non crolla sotto i colpi della temibile fascia sinistra del Milan e gioca con una personalità disarmante a Baldanzi che esce stremato dopo aver rincorso tutti e provato a giocare come può. Zanetti non può che elogiare i due canterani azzurri: «Hanno fatto una grandissima prestazione, di grande responsabilità. I nostri ragazzi si presentano con grande personalità e voglia di sbagliare per diventare dei grandi giocatori. Hanno nel dna tutto quello che serve per diventare calciatori di alto livello». Ma il migliore in campo non può che essere Perisan, il secondo portiere che si erge a eroe per una sera (magari di più, se Vicario faticherà ancora a rientrare) con due parate nel finale decisive per tenere il risultato. Zanetti, che durante la stagione ha mostrato anche doti di veggenza, aveva dichiarato prima della gara che quel ruolo è fondamentale; detto fatto, è arrivata la prestazione che fa scorgere per lui un futuro importante.
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