La protesta
Empoli, un castello da fortificare per evitare i gol su calcio d’angolo
La difesa a zona presta il fianco alle giocate di testa degli avversari
EMPOLI. La sconfitta subita dall’Empoli sabato pomeriggio in quel di Monza ha diverse sfaccettature che non saranno piaciute a mister Zanetti. Dalla ormai consueta circostanza in cui molte azioni d’attacco non riescono a trovare la via della porta, all’aver subito due gol nei momenti in cui la squadra sembrava aver preso il comando delle operazioni. Ma proprio la rete del 2-1 di Izzo riporta a galla una grande debolezza della difesa azzurra: i gol subiti su calcio d’angolo, diventati ben otto dopo la partita di sabato e che rappresentano ancora un rebus dalla soluzione ignota quando mancano ancora tredici giornate alla fine del campionato.
Difficile dire i motivi di queste difficoltà. I gol sono arrivati nei modi più disparati, da traversoni lunghi sul secondo palo che hanno scavalcato i difensori come quello di Rabiot della Juventus, a staffilate ad attaccare il primo palo come quella incornata da Felipe Anderson della Lazio. Ma non mancano anche i palloni bassi a cogliere impreparata la retroguardia, come quello che ha imbeccato Dia della Salernitana, a semplici cross verso il centro dell’area in cui gli azzurri sono sovrastati dagli avversari, come successo proprio per Izzo o per esempio Ibañez della Roma. Non sembra esserci nemmeno diretta correlazione con l’altezza della rosa empolese: secondo un articolo pubblicato da Sky Sport in gennaio, infatti, la statura media della formazione titolare dell’Empoli è di 183,6 centimetri, al dodicesimo posto in Serie A a pari merito con il Milan (curiosamente, la formazione che ha subito più reti di testa in tutto il campionato), tre centimetri e mezzo in meno della formazione più alta, la Roma, e due centimetri in più di quelle più basse, il Napoli e il Monza. E proprio i partenopei, secondo i dati del portale Whoscored, sono la squadra con più gol segnati sugli sviluppi di un calcio piazzato, ben 13. Difficile quindi imputare qualcosa ai centimetri che mancano, come già fatto da qualche allenatore (non Zanetti) durante la stagione, anche perché la differenza media tra la squadra più alta e quella più bassa è di meno di cinque centimetri, un’inezia che non restituisce le proporzioni di una lotta impari tra dei Davide e dei Golia all’interno di un’area di rigore.
Una costante può essere invece trovata in come l’Empoli difende sui calci d’angolo. Mister Zanetti ha impostato presto un castello difensivo intorno all’area piccola, con un sistema di marcatura “a zona” che dovrebbe proteggere al meglio la porzione di campo in cui è più probabile subire gol su quelle situazioni. Il castello dovrebbe poi muoversi in sintonia, per spostarsi, per allargare o per restringere la sua dimensione in base a dove si collocano gli attaccanti e dove spiove il pallone, costringendo i difensori a muoversi con reattività per leggere la situazione di gioco e sventare il pericolo. Un’organizzazione di questo tipo ha un punto debole evidente: l’attacco in terzo tempo di giocatori che partono lontani dalla porta e sfruttano la rincorsa per svettare più in alto dei difensori, che invece si trovano a saltare sul posto o con poco spazio per dare potenza all’azione. La scelta operata da Zanetti non è strana né poco comune, richiede semplicemente un’applicazione tattica e mentale che fino a questo momento ha avuto delle lacune e che andrà migliorata nello sprint finale del campionato. Nella conferenza post partita di Monza il tecnico di Valdagno ha parlato dei «dettagli» che hanno condannato la sua squadra, sia in ambito offensivo che difensivo; la copertura sui calci piazzati sarà uno di quelli da curare maggiormente già a partire dalla prossima gara, visto che l’Udinese ha già segnato sei reti in stagione su questa situazione e ha dei colpitori di testa importanti come Beto e Becao.
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