Italia
Queste rimonte non sono casuali. La forza dell’Empoli è il gruppo
Il 2-2 ottenuto con lo Spezia nonostante qualche svista dell’arbitro Giua ha un sapore molto diverso da quello di due settimane prima col Torino
PRATO. Può un pareggio raggiunto in extremis avere lo stesso dolcissimo sapore di una vittoria? La risposta è sì, indubbiamente sì. Per averne conferma basta rivolgere la domanda a un qualunque tifoso dell’Empoli, dopo il gol segnato al minuto 94 da Vignato che ha riequilibrato la sfida con lo Spezia e ha regalato l’ennesima rimonta agli uomini di Zanetti. Un 2-2 pieno di emozioni e colpi di scena che ha mostrato ancora una volta la grande differenza tra la gestione del tecnico di Valdagno e quella del suo predecessore Andreazzoli: nella scorsa stagione l’Empoli incarnava perfettamente lo spirito di Icaro, capace di volare oltre le proprie possibilità ma col rischio sempre maggiore di schiantarsi a terra con le ali bruciate; oggi, invece, si osserva un gruppo sempre quadrato e straordinariamente unito ma più concreto, meno dedito a imprese impossibili, le cui gesta più eroiche nascono dalla forte tempra mentale necessaria per portare sempre a termine il compito.
E dire che le circostanze si erano messe davvero di traverso sabato pomeriggio. Circostanze di campo, perché il rigore con espulsione di Parisi è solare, e di fischietto, perché da lì in poi la direzione di Giua ha tantissime lacune. Diamo buona la ripetizione del rigore per mezzo piede di Luperto entrato in contemporanea al tiro (quanti rigori andrebbero ribattuti così in ogni giornata di Serie A? ). Nikolaou tira uno violento spintone senza motivo a Vicario poco prima della battuta del penalty sicuramente valevole di cartellino, con tanto di ripresa tv a supporto, e vien da chiedersi (purtroppo) se sarebbe servita una pantomima del portiere azzurro con crollo a terra annesso per farsi notare; il terzetto difensivo dello Spezia mena senza ritegno i veloci attaccanti azzurri, ma non riceve manco un’ammonizione; Amian colpisce con l’avambraccio il tiro di Piccoli, e se la giustificazione è quella dell’attaccamento al corpo allora c’è da chiedersi perché tutti gli altri difensori di Serie A tengono le braccia dietro la schiena quando entrano in area; Cambiaghi viene steso in area dopo aver preso posizione sul difensore, e non si va neanche a rivedere al Var. Dopo aver studiato gli avversari nei primi minuti, dando l’impressione di essere lì lì per affondare il colpo, l’uno-due firmato da un Verde in gran forma avrebbe fatto crollare tante squadre. Ma l’Empoli ha tenuto botta, come ha tenuto botta a Roma e in tante altre occasioni in questa stagione. E una volta ristabilita la parità numerica ha attaccato la gara con una fame e una voglia sinceramente emozionante, in cui la forza del gruppo si è ancora una volta espressa ancora una volta nell’apporto alla causa dato dai sostituti. Da un Cacace che vive da un anno all’ombra di Parisi e meriterà in pieno la chance di mettersi in mostra che avrà nella prossima stagione, a un Vignato che ha scaricato in quel tiro a tempo scaduto tutta l’elettricità che lo pervadeva nel rivedere il campo in una realtà diversa da quella di Bologna. La stessa energia che si vede in mister Zanetti, sempre più calato nella veste di stratega di successo. I travagli della laguna sembrano un ricordo lontano: il suo Empoli dista solo 13 punti da quella soglia 40 ormai puramente psicologica, e non dà l’impressione di volersi più fermare.
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