La protesta
Caputo, un altro inizio in azzurro: «Sono stato io a voler tornare»
Il bomber si (ri)presenta: «La Samp mi aveva proposto altre soluzioni»
EMPOLI. «Sono stato io a voler tornare. La Sampdoria mi aveva proposto altre soluzioni, ma io mi sono imposto perché questa maglia la sento mia. Ho un debole per questa città e solo io so quello che provo sulla mia pelle a stare qui».
Se volevamo una dichiarazione d’amore per Empoli e per l’Empoli, eccola servita. Parola di Francesco Caputo, uno che al Castellani non avrebbe bisogno di presentazioni (e che tra l’altro mercoledì sera si è già presentato in azzurro alla sua maniera, subito un assist a Baldanzi dopo neanche tre minuti a Udine). Ma il calcio ha bisogno di riti e dunque eccolo di nuovo qui, Ciccio Caputo, seduto nella saletta delle interviste del Castellani davanti ai cronisti per raccontare un nuovo inizio.
Ha lasciato la maglia numero 11 dopo una serata di lacrime, quella del 26 maggio 2019, la retrocessione dopo la sconfitta con l’Inter a San Siro. Torna con quella numero 19 («il giorno del compleanno di mia moglie») per portare a termine il lavoro interrotto. Un po’ come aveva fatto l’Aurelio Andreazzoli ter, quando un anno e mezzo fa ha ripreso la panchina azzurra per raggiungere quella salvezza che gli era sfuggita proprio a San Siro.
«Sono contento di essere qui – ripete FC19 per chi non l’avesse capito – Ho tanta voglia di rimettermi in gioco con questi ragazzi». Anche perché a Genova non ha vissuto bei momenti. L’educazione gli consiglia di non sputare nel piatto dove ha mangiato fino a ieri, ma qualcosa la fa capire: «Non voglio criticare la mia ex squadra, ringrazio i tifosi. Però ho vissuto un anno e mezzo veramente difficile. Solo io so quello che ho passato e quello che è accaduto. Avevo bisogno di sentirmi di nuovo importante in un posto dove mi vogliono bene».
E se c’è un posto dove non si lesina sull’affetto per chi ha dimostrato attaccamento alla maglia, è proprio questo. Francesco Tavano e Massimo Maccarone, altre due glorie riapprodate a Empoli dopo tanti giri, possono testimoniarlo, anche se poi Big Mac non si è lasciato proprio bene con la società.
«Non voglio pormi obbiettivi – chiarisce Caputo – Quello più importante è salvarsi prima possibile. Mi hanno accolto tutti bene, sono contento, perché non è sempre facile inserirsi in un gruppo già formato». Con Zanetti sembra sia nata subito una bella intesa («Lo ringrazio perché appena si è aperta la possibilità di tornare non ha pensato ad altro. Con lui è scattata la chimica che mi è mancata negli ultimi anni»).
Di quel gruppo lasciato tre stagioni e mezza fa, Caputo ritrova il solo Luperto, ma ritrova soprattutto un sistema di gioco che conosce bene, e anche metodi di allenamento che non sono gli stessi della Samp, ma che ha già sperimentato a Sassuolo sotto la gestione De Zerbi. Dunque ha tutto per fare bene, se starà bene fisicamente. A proposito, come sta?
«Sto abbastanza bene. Con la Samp abbiamo fatto un ritiro di 20 giorni, ma è solo giocando che trovi la forma migliore».
E, come Andreazzoli, anche Caputo ha un lavoro da finire: «Il ricordo di quel giorno a San Siro ce l’ho ancora dentro, non è stato facile da assorbire. Non sono qua per fare 30 gol, ma per mettermi a disposizione della squadra, aiutare i giovani ed essere aiutato da loro».Intanto ha già cominciato ad aiutare Tommaso Baldanzi con l’assist di Udine, ha mostrato una buona intesa con Satriano ed è rimasto in campo 83’ minuti prima di lasciare il posto a Cambiaghi. Il difficile viene adesso, perché nel calcio è sempre il campo a dire l’ultima parola.
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