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Calcio e politica: è sfida totale tra Empoli e Fiorentina

Calcio e politica: è sfida totale tra Empoli e Fiorentina

Derby infuocato tra Empoli e Fiorentina: gli azzurri dalla parte di Lotito, i viola non più. Intanto il club del presidente Corsi ha ingaggiato l’ex ministro dello sport Luca Lotti

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EMPOLI. Calcio e politica sono due degli aspetti fondamentali della vita dei cittadini italiani. Al bar come davanti alla tv tutti diventano allenatori o politologi, mentre gli avvenimenti che si svolgono sul manto verde paiono importanti quanto le decisioni prese dal governo in carica. Così quando è necessario che i due ambiti vengano a contatto, come successo in questi giorni per la vicenda dei quasi 900 milioni di tasse dovuti dalle società di calcio alla fine dell’anno e poi rateizzati in cinque anni dalla nuova Finanziaria, non possono che nascere scintille. Una battaglia che ha assunto connotati regionali per i tifosi di Empoli e Fiorentina. Infatti il promotore principale della norma già ribattezzata "salva-calcio" è il senatore Lotito, noto presidente della Lazio. Il club biancoceleste era quello con le pendenze più importanti tra i club di serie A, ma Lotito è anche uno degli amici più importanti in Lega del patron azzurro Corsi. Tanto che la candidatura di Rebecca Corsi a consigliera di Lega è stata promossa proprio da lui, ma osteggiata da altre società, e l’elezione è avvenuta solo alla terza votazione, quando i rappresentanti della Fiorentina erano invece assenti.

Uno degli oppositori più strenui e vocali della norma è invece il senatore e leader di Italia Viva Renzi; l’ex premier, sfegatato tifoso viola, ha pubblicato un video sui suoi social in cui si è ritenuto offeso da «uno dei più grandi scandali a cui ho assistito in Parlamento» in cui si danno soldi ai «presidenti indebitati e spesso incapaci di Serie A».

Dichiarazioni molto forti che, però, sembrano essere in linea con il pensiero della stessa Fiorentina, dando credito al like piazzato al video dal dg Joe Barone e agli scontri costanti nelle riunioni di Lega sulla rateizzazione delle pendenze Irpef, con i viola unica società opposta alla diluizione dei pagamenti.

Si fa fatica così a non disegnare un certo intreccio tra calcio e politica, visto anche quanto la proprietà viola stia investendo nella città guidata attualmente dall’ex vicesindaco della precedente giunta Renzi (anche se negli ultimi tempi pare esserci aria di tempesta tra il senatore e Nardella) .

È anche difficile non notare che Empoli e Fiorentina sono ai ferri corti da mesi, ufficialmente per questioni di calciomercato ancora non risolte vista l’ostinazione nel non concedere a Zurkowski di tornare al Castellani; ma non si può fare a meno di pensare che ci possa essere altro sotto, questioni evidentemente non appianate dall’entrata nella società azzurra di Luca Lotti, fedelissimo proprio del senatore Renzi ed ex Ministro dello sport.

Volendo lasciare da parte gli intrecci politici, stupiscono anche i toni utilizzati dal senatore di Italia Viva; soprattutto quel denominare «incapaci» i principali rappresentanti di un settore che, innegabilmente, in Italia ha un suo importante peso specifico dal punto di vista economico.

Leggendo l’annuale relazione sullo stato del calcio della Figc, si scopre che il valore della produzione generata dal calcio professionistico nell’anno 2020-2021 è di 3,5 miliardi di euro: dati Istat 2021 alla mano, è praticamente pari alla produzione di tutto il settore dell’oreficeria del paese, solo uno dei molti esempi che si potrebbero fare. Senza considerare che in quella stagione il calcio subiva ancora le conseguenze del periodo duro della pandemia, che ha portato a 250 milioni di perdite figlie della chiusura degli stadi. Ma non è tutto: nel solo 2019, il totale dei contributi fiscali e previdenziali versati dai club professionistici è stato di 1, 476 miliardi di euro, totale che sale a 15, 5 miliardi considerando il periodo dal 2006 al 2019; nello stesso arco temporale, invece, i contributi erogati dal Coni e dal Ministero dello sport al sistema calcio ammontano a 849 milioni. Se poi si aggiunge l’aumento del costo del lavoro per le società (trend che non si è fermato durante la pandemia) , la contribuzione fiscale e previdenziale per il 2022 sarà verosimilmente più grande, di certo più importante della somma messa a disposizione per la rateizzazione.

Insomma, per quanto sia comprensibile porsi dubbi sull’opportunità di voler aiutare in questo momento storico il sistema calcio, a fronte dei tanti problemi presenti nel paese, non si può continuare a usarlo a piacimento per i propri fini elettorali. Se tutti i politici hanno postato e commentato sui propri profili social la vittoria dell’Argentina ai Mondiali, se tanti si tuffano in prosopopee sulla Nazionale (a volte anche di cattivo gusto) a ogni passo falso degli Azzurri, non è poi possibile scordarsi di tutto quando più fa comodo. Il sistema calcio ha bisogno di riforme profonde a livello internazionale, chiunque se ne può accorgere; ma non trattarlo come un settore economico vero e proprio della Nazione non aiuta, anche in quelle che possono apparire poi beghe locali. 

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