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Calcio: Serie A

Empoli, il bicchiere è mezzo pieno. Si riparte dalla resistenza azzurra

Empoli, il bicchiere è mezzo pieno. Si riparte dalla resistenza azzurra

La mentalità è quella di una squadra pronta a tutto pur di centrare la salvezza

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EMPOLI. «Io non ricordo, in vent’anni che ho passato tra Serie A e Serie B, una piccola che batte una grande dominando la partita. Mi ricordo di tante piccole che hanno battuto le grandi facendo un gol su una singola opportunità creata, e subendo venti occasioni senza però reti. Statisticamente è così, è inutile girarci intorno». Lo aveva detto chiaramente Zanetti, sempre molto schietto e senza girare troppo attorno alla questione, nella conferenza stampa di preparazione alla partita di martedì sera. Una premonizione per ricordare a tutti i tifosi dell’Empoli che una squadra e una società come quella azzurra deve essere realista: da una trasferta a Napoli si portano a casa punti in un solo modo, soffrendo e riuscendo a essere concreti, senza sogni di dominare l’avversario quanto di punirlo al momento giusto.
Il colpo grosso, purtroppo, non è riuscito. Era riuscito per ben due volte l’anno scorso alla formazione guidata da Andreazzoli, che aveva vinto i due confronti con uno stile lontano da quello cercato dal tecnico di Massa ed esattamente nella maniera spiegata dal suo successore, soffrendo e sfruttando le poche occasioni concesse da un club, oggi più di ieri, ai vertici del calcio italiano ed europeo. Eppure verrebbe da pensare che la prestazione della squadra di Zanetti è probabilmente migliore di quelle che il suo predecessore è riuscito a imbastire nella scorsa stagione.
Non si può infatti derubricare a casualità, o a una forma non più smagliante l’incapacità dei partenopei di mettere seriamente in difficoltà Vicario fino alla rete dell’1-0. A parte due occasioni importanti di Raspadori, infatti, la squadra di Spalletti si è trovata sempre il pallone rispedito al mittente, con un Osimhen imbrigliato dalla coppia Luperto-Ismajli alla perfezione e le costanti sovrapposizioni sulle fasce egregiamente coperte da una prova di sacrificio esemplare di tutta la squadra azzurra. Ovviamente non si può raccontare di grandissime occasioni per l’Empoli, ma va bene così: la differenza di livello c’era ed era ben evidente e, per quanto sia auspicabile che si riesca ad andare via in transizione senza errori tecnici e tattici per arrivare con pochi tocchi davanti la porta avversaria, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’avversario di turno e se è del livello del Napoli diventa molto difficile applicare sul campo ciò che si prepara.
Ma va detto di più. Il piano gara di Zanetti, quello che puntava a concretezza e sacrificio, stava svolgendosi alla perfezione. Dopo sessantacinque minuti si intravedeva il nervosismo del Napoli nel non riuscire a creare occasioni nette, le avvisaglie di stanchezza dopo aver pressato a tutto campo senza soluzione di continuità; tanto che gli spazi per l’Empoli si stavano ampliando, con le maglie della difesa avversaria ad aprirsi con più regolarità e più possibilità di portare il pallone in avanti. Sarebbe stato il momento giusto per provare a colpire, prima della scelta dell’arbitro Pairetto di assegnare quel rigore che definire generoso è poco, è bastato vedere Cremonese-Milan subito dopo per averne conferma (checché ne dica Spalletti). Nonostante tutto la squadra non si è sconnessa, mostrando ancora una volta di aver assimilato alla perfezione la lezione di Torino, anche dopo essere rimasta in dieci e contro una delle formazioni più forti e in forma del momento aiutata anche negli episodi chiave.
È andata male, tutto qui; bravi tutti e si va avanti con la rinnovata consapevolezza che, aggiustando qualcosa e perseverando con la mentalità che Zanetti è riuscito a imprimere ai suoi giocatori, la permanenza in Serie A è a portata di mano.  l
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