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L'analisi

Il bivio dell’Empoli parla toscano: da Dionisi ad Alvini ecco gli ostacoli

Il bivio dell’Empoli parla toscano: da Dionisi ad Alvini ecco gli ostacoli

Prima della lunga sosta gli azzurri affronteranno pure il Napoli di Spalletti

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EMPOLI. Terra di calcio giocato e pensato, la Toscana da sempre ha donato moltissimo talento al panorama calcistico italiano. Eccellenze non solo sul campo, ma anche e soprattutto in panchina. Forse è lì, al timone della nave, che i toscani si trovano più a loro agio. In ogni angolo della regione si trovano casi di grandi tecnici, del passato come dei giorni nostri, e tanti di loro sono arrivati fino ai massimi livelli del calcio italiano.
Quest’anno, in leggera tendenza negativa rispetto alle ultime stagioni, sono “solo” cinque gli allenatori toscani in Serie A; sei contando Maurizio Sarri che, nonostante la nascita a Napoli, è cresciuto a Figline Valdarno. Così, almeno per dodici partite di Serie A, Fiorentina ed Empoli (entrambe allenate da tecnici nati fuori dalla regione) affronteranno una sorta di derby con l’allenatore avversario; e si sa quanto possono diventare campanilistici i toscani. Caso vuole che l’Empoli ne vivrà tre di fila di queste partite particolari, nelle ultime sfide prima della lunga sosta invernale che darà spazio ai Mondiali, e non solo contro tecnici genericamente toscani ma che sono fortemente legati ai colori azzurri: Dionisi col Sassuolo, Spalletti col Napoli e Alvini con la Cremonese.
Non si deve andare a spolverare un pesante tomo sulla storia del calcio per ricordare l’esperienza di Alessio Dionisi a Empoli. Una sola stagione, due anni fa, una media di quasi due punti a partita e salto di categoria in Serie A alla seconda esperienza su una panchina di cadetteria. Una carriera fulminante quella del tecnico amiatino, che nella stagione 2017/2018 disputava i playoff di Serie D e ora si trova al timone di una delle squadre economicamente più solide e progettualmente avanzate della categoria; al netto delle polemiche sul perché e soprattutto sul come ha lasciato il Castellani, difficilmente non diventerà uno degli allenatori del futuro della Serie A, a meno che non seguirà la strada del suo predecessore al Sassuolo De Zerbi e sceglierà di proseguire la carriera all’estero.
Vera e propria storia, invece, è quella che lega Luciano Spalletti all’Empoli. Impossibile dimenticare la sua cavalcata, poco dopo aver appeso le scarpette al chiodo proprio da giocatore azzurro: nel 1994, chiamato alla disperata per le ultime giornate di campionato, evita una sanguinosa retrocessione nella vecchia C2. Due stagioni dopo torna al timone della Prima squadra, stavolta in pianta stabile, e conquista due promozioni consecutive portando incredibilmente l’Empoli in Serie A. Non si è più voltato indietro, l’“hombre vertical” di Certaldo, che da lì in poi ha allenato squadre sempre più importanti, fino ad arrivare ai vertici del calcio italiano sedendo sulle panchine di Roma, Inter e ora Napoli. Tanto spettacolare la sua squadra in campo quanto lo è lui nelle dichiarazioni ai microfoni delle televisioni, Spalletti conserva sempre un deciso attaccamento alla città dove si è ritirato da giocatore e dove ha iniziato la più proficua, per lui, carriera da allenatore. Non è mai stato allenatore dell’Empoli Alvini, ma difficilmente non si può vedere cosa lo lega ai colori azzurri. In una sorta di progressione geografica di avvicinamento al Castellani, siamo partiti dal Monte Amiata, siamo transitati per Certaldo e arriviamo a Fucecchio, patria del tecnico della neopromossa Cremonese. Un allenatore di gavetta vera e propria, passato da tante squadre dilettantistiche della regione come Tuttocuoio, Quarrata e Signa, arrivato in Serie B solo due anni fa vincendo i playoff con una società storica come la Reggiana. “Neopromosso” in massima categoria proprio in questa stagione, chissà se il futuro non lo porterà più vicino a casa, in quella Empoli che da sempre non disdegna avere un allenatore toscano alla guida della squadra. 

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di Redazione web