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Calcio: Serie A

Empoli, non è più tempo di miracoli. Aesso contano gli scontri diretti

di Paolo Nencioni
Empoli, non è più tempo di miracoli. Aesso contano gli scontri diretti

Balza all’occhio la differenza rispetto alle imprese della passata stagione

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EMPOLI. Non è più tempo di miracoli per l’Empoli. Ce lo dicono queste prime 12 giornate di campionato, in pratica un terzo della stagione, nelle quali gli azzurri hanno già incontrato almeno quattro “grandi” senza riuscire a fare nemmeno un punto. Ci sono andati vicino con Roma e Milan, molto lontano con Juventus e Atalanta.

Balza all’occhio la differenza con la passata stagione, quando l’Empoli fu capace di imporsi a Torino con la Juve già alla seconda giornata, e di togliere sei punti al Napoli, forse decisivi per lo scudetto, senza contare il 3-3 in casa della Lazio e la vittoria a Bergamo con la salvezza già in tasca.

In questa prima parte di stagione, invece, la casella alla voce “imprese” è vuota e d’altra parte se si chiamano miracoli è perché non accadono tanto spesso.

Quelle stesse imprese paradossalmente sono tra i motivi per i quali la società alla fine ha deciso di non continuare con Andreazzoli in panchina e affidarsi a Zanetti. Perché le vittorie a Napoli e Torino, come ha avuto modo di ammettere anche il presidente Corsi, sul campo avrebbero potuto benissimo essere pareggi e senza quei provvidenziali punti l’Empoli avrebbe sofferto fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

In questo campionato va diversamente, e dunque alla fine conteranno molto di più gli scontri con le dirette concorrenti nella lotta per la salvezza. Su questo fronte finora l’Empoli ha fatto solo un passo falso, alla prima di campionato sul campo dello Spezia dove meritava il pareggio, e se vogliamo un mezzo passo falso in casa col Verona. Nelle restanti sei con Lecce, Fiorentina, Bologna, Torino, Salernitana e Monza gli azzurri hanno fatto quello che dovevano fare.

Se la tendenza sarà confermata, ci sarà dunque maggiore pressione negli scontri diretti rispetto all’anno scorso, quando per larghi tratti della stagione, da metà dicembre in poi, l’Empoli ha potuto giocare con la mente sgombra. Che non è sempre un vantaggio, come si è visto da gennaio ad aprile, e anche due settimane fa a Torino.

In realtà di imprese in questo campionato, sempre più diviso tra una decina di squadre che lotteranno per scudetto e piazzamenti in Europa e un’altra decina che alla fine si giocheranno la salvezza, non se ne vedono molte, se togliamo quella di domenica sera della Salernitana sul campo della Lazio.

Ecco perché sarà decisivo non steccare gli scontri diretti, a cominciare da quello dell’11 novembre con la Cremonese, ultimo prima della sosta per i Mondiali, ma ancora prima quello di sabato col Sassuolo, che in termini di rispettive ambizioni non è proprio uno scontro diretto ma certo una partita dove gli azzurri sono chiamati a fare punti. Anche perché molti sono convinti (Zanetti compreso) che quest’anno la quota salvezza sarà molto più alta della passata stagione e nessuno può permettersi di vivere di rendita.

A conti fatti il tecnico azzurro ha non poche frecce al suo arco. Col rientro di Ismajli e la crescita di Ebuehi ha più garanzie in difesa; Akpa Akpro e Fazzini sono validi rincalzi a centrocampo; in attacco c’è l’imbarazzo della scelta; senza contare la carta Baldanzi, ora un po’ fuori dai giochi ma pronto a sbocciare. Insomma, la squadra sembra avere le carte in regola per poter dire la sua fino alla fine.

E poi, certo, ci sono i miracoli, che ancora non sono arrivati, ma da qui a maggio ci sono almeno un’altra decina di partite nelle quali possono arrivare punti insperati. Liberato Cacace lo ha confessato candidamente dopo Empoli-Monza: «L’anno scorso abbiamo vinto due volte col Napoli...». Come dire, riproviamoci.


 

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