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Satriano si confessa: «Quando non segno passo tutta la notte in bianco»

Martin Satriano in azione contro il Monza
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Martin Satriano in azione contro il Monza

L’attaccante uruguaiano dell’Empoli si è confessato in un’intervista a Sportweek. Sui compagni: «Cambiaghi veloce, Lammers intelligente, Destro attira la palla»

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EMPOLI. «Quando non segno, la sera non chiudo occhio. Sto lì a letto, supino, al buio, con gli occhi aperti verso il soffitto, e rivedo mentalmente tutti i novanta minuti. Azione dopo azione. Ricordo ogni giocata, ogni mezza occasione che mi è capitata sui piedi». Così Martin Satriano in un’intervista concessa a Sporweek parla del suo rapporto col gol.

Alla fine riesci a prender sonno?

«Macché. Ripasso la partita e la racconto ad alta voce a mia moglie Florencia, che sta accanto a me. “Qua avrei dovuto fare così, là avrei dovuto muovermi cosà”».

E lei?

«Ascolta in silenzio, finché a un certo punto non ce la fa più: “Basta, Martìn, ti prego, voglio dormire”».

A quel punto ti arrendi?

«Continuo. Lei si gira dall’altra parte e io parlo da solo».

Hai giocato in Uruguay, Francia e Italia: dov’è che i difensori picchiano di più?

«In Uruguay. Lì devi aspettarti un calcione nei primi cinque minuti di gioco. È la maniera che hanno per farti capire l’aria che tira».

«Io ho fatto 20 partite da professionista, ho molto da imparare. Ho sempre e solo voluto il calcio. Non ho ricordi di altri desideri».

Due anni fa l’arrivo in Italia. Come succede?

«A gennaio ero in ritiro con la prima squadra del Nacional quando è arrivata l’Inter. Ho detto subito sì perché il mio sogno era giocare in Europa. Qui ci sono i giocatori più forti. Io metto la Serie A subito dopo la Premier. Mi piacerebbe giocare in Premier perché è il campionato più bello, ma penso di potermi adattare a ogni tipo di partita».

Satriano parla anche dell’Inter, che detiene il suo cartellino: «Un giorno vorrei tornare all’Inter ma per giocare. So che devo imparare ancora tanto, ma mi sento pronto. E, d’altra parte, si impara soltanto giocando. Vorrei sempre giocare, ma se non succede aiuto i miei compagni con la voce. E se facciamo gol, sono il primo a scattare in piedi». Sul rapporto con gli altri attaccanti azzurri: «A Empoli posso lavorare con Destro, Lammers, Cambiaghi: sono tutti diversi da me. Cambiaghi è veloce. Destro sa come muoversi in area, tanto che è la palla ad andare verso di lui. Può insegnarmi molto in questo senso. Lammers gioca benissimo fuori area: quando parlavo di giocatori intelligenti, lui ne è un esempio. All’Inter ho avuto modo di allenarmi con Lautaro e Lukaku, l’argentino lo sento più vicino alle mie caratteristiche, è aggressivo, “cattivo”, quando non fa gol si incazza come me. Ogni tanto ci sfidavamo in allenamento, io sono molto competitivo, mi piace scommettere con i compagni d’attacco o con i portieri, mi serve per fare sempre meglio. L’altro giorno per esempio: Lammers mi provocava, diceva che stavo tirando delle bresaole verso la porta. Allora ho calciato sempre più forte. Battere Vicario, il nostro portiere, però è difficile: in allenamento si tuffa come in partita. All’Inter mi hanno aiutato molto i due tecnici Conte e Inzaghi con cui ho fatto l’esordio, sono due che spingono molto con la voce. Ma anche mister Zanetti, qui a Empoli, si fa sentire. A noi attaccanti chiede di pressare tanto. È indispensabile per il nostro modo di giocare, che richiede una riconquista veloce della palla».
 

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