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Empoli e Destro: una questione di famiglia. Da Flavio a Mattia 30 anni dopo


	Flavio Destro
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Flavio Destro

«Abbiamo ricordato dei momenti di Empoli, anche se io ero piccolo e non ho immagini chiare nella mente – ha raccontato il nuovo attaccante azzurro nella conferenza stampa di ieri -. Non c'è stato, anche se abbiamo parlato insiem, bisogno di troppi consigli. In fin dei conti Empoli, a livello italiano, la conoscono tutti come piazza. È l'ideale per concentrarsi e provare a dare tutto te stesso per raggiungere obiettivi importanti. Quindi non ci sono stati consigli, ma un immergersi in dei piacevoli ricordi comuni di famiglia»

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EMPOLI. Stagione 1993-1994. Flavio Destro, difensore centrale e papà di Mattia, due anni, sta per chiudere la carriera da calciatore. Reggina, Rondinella, Catanzaro le maglie indossate dal difensore classe 1962, prima di una parentesi fortunata ad Ascoli dal 1985 al 1990. Proprio ad Ascoli, infatti, nasce Mattia il 20 marzo 1991. Poi Pescara, Cesena e l’arrivo nell’Empoli del presidente Corsi. Una stagione difficile, culminata con una salvezza ai playout in Serie C1 con l'Alessandria, con in panchina Luciano Spalletti. Diciotto le presenze in campo, che comunque legano due generazioni di giocatori alla maglia azzurra. Il padre in figlio, un cerchio che sembra chiudersi a distanza di quasi 30 anni. «Abbiamo ricordato dei momenti di Empoli, anche se io ero piccolo e non ho immagini chiare nella mente – ha raccontato il nuovo attaccante azzurro nella conferenza stampa di ieri -. Non c'è stato, anche se abbiamo parlato insiem, bisogno di troppi consigli. In fin dei conti Empoli, a livello italiano, la conoscono tutti come piazza. È l'ideale per concentrarsi e provare a dare tutto te stesso per raggiungere obiettivi importanti. Quindi non ci sono stati consigli, ma un immergersi in dei piacevoli ricordi comuni di famiglia». Sicuramente il Mattia Destro attaccante ha mosso i primi passi da bomber proprio mentre il padre, da difensore, a Empoli cercava di impedire agli attaccanti avversari di andare in gol. È un po’ una questione di famiglia, solo che adesso il figlio vuole superare papà.


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di Redazione web