La protesta
Empoli, la gioia dopo la beffa: la salvezza arriva sul divano
La Salernitana raggiunta nel finale a Bergamo. Per il gioco degli scontri diretti gli azzurri ora sono imprendibili. Cancellata l'amarezza del ko col Torino
EMPOLI. Doveva arrivare sul campo e invece è arrivata sul divano, davanti agli schermi televisivi, la salvezza dell’Empoli che apre le porte alla quindicesima esperienza degli azzurri nel massimo campionato di calcio.
È arrivata all’88’ di Atalanta-Salernitana, quando Mario Pasalic ha messo alle spalle di Sepe l’ennesimo attacco dei nerazzurri fissando il risultato sull’1-1. Per il gioco degli scontri incrociati, la Salernitana potrebbe ancora arrivare a 38 punti, dunque uno più dell’Empoli, ma per farlo dovrebbe battere il Cagliari domenica, condannando i sardi a restare comunque dietro agli azzurri (in vantaggio negli scontri diretti).
Il verdetto al termine di una partita che la Salernitana, in vantaggio al 27’ con Ederson, meritava di vincere, ma come è capitato spesso all’Empoli in questo girone di ritorno, ha finito per pareggiare.
La squadra di Andreazzoli comunque l’ha meritata ampiamente questa salvezza, con un fantastico girone d’andata e l’aveva anche conquistata sul campo domenica, mettendo sotto il Torino fino a quando non ci ha messo lo zampino la squadra arbitrale, il giovane fischietto Francesco Cosso di Reggio Calabria alla seconda esperienza in Serie A (la prima a febbraio proprio con l’Empoli impegnato a Bologna) e il Var Ivano Pezzuto di Lecce, quello che l’ha convinto a espellere Verre al 60’, la prima di una serie di decisioni che hanno pesantemente inciso sul risultato finale, checché ne dica Ivan Juric, secondo il quale c’erano entrambi i rigori e di conseguenza la seconda espulsione, quella di Stojanovic. In realtà il primo penalty non c’era. Basta guardare Ansaldi che dopo aver calciato una palla destinata alle alte sfere, notando una deviazione del difensore azzurro ma evidentemente non vedendoci nulla di illegale, indica con la mano il calcio d’angolo chiedendo il corner, invece l’indice dell’arbitro in una frazione di secondo punta il dischetto del rigore. Nel replay visto da dietro si intuisce una minima deviazione, ma il braccio è dentro la figura del giocatore.
E’ la conferma di una sorta di una variante della legge di Murphy che quest’anno è sembrata perseguitare gli azzurri e che si potrebbe tradurre così: nel dubbio, gliela fischio contro. E si capisce anche perché Andreazzoli, per la prima volta in stagione, ha preferito non presentarsi in sala stampa dopo la partita.
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