Il Tirreno

Empoli

L’Empoli non si guarda più allo specchio e ferma il Genoa

di Paolo Nencioni
Lorenzo Tonelli, entrato nel finale, contrasta Amiri
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Lorenzo Tonelli, entrato nel finale, contrasta Amiri

Partita di grande sostanza degli azzurri a Marassi: battaglia sportiva finita a reti bianche, altro passo verso la salvezza

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EMPOLI. L’odore di questo 0-0 è il solito ma per l’Empoli profuma di Serie A, mentre per il Genoa comincia a puzzare di Serie B. Profuma di solidità ritrovata, per gli azzurri, puzza di inconsistenza offensiva per i rossoblu, incapaci di vincere a Marassi dall’aprile 2021 nonostante una prova gagliarda e un pubblico, questo sì, da Serie A. Dunque se per il Genoa è l’ennesimo pareggino, il sesto consecutivo, per l’Empoli è un pareggione, un’iniezione di fiducia in vista di una sfida proibitiva come quella di sabato a San Siro contro il Milan.

Andreazzoli alla vigilia aveva detto che avrebbe scambiato volentieri una brutta prestazione per un buon risultato. Ci è andato vicino, rinunciando nel secondo tempo all’estetica e cambiando la squadra mentre cambiava la partita. Ha iniziato col doppio trequartista schierando a sorpresa Verre accanto a Bajrami dal primo minuto; è passato alle due punte con La Mantia all’inizio del secondo tempo; ha finito con un 3-5-2 (quasi sempre un 5-3-2) nell’ultimo quarto d’ora perché questa partita non la voleva perdere e non l’ha persa.
Sempre alla vigilia il tecnico azzurro ha evitato accuratamente di usare termini bellici, visto che la guerra, quella vera, si combatte da un’altra parte, ma non c’è un’altra parola per descrivere i 96 minuti di Marassi se non battaglia sportiva. Corretta, intensa, sporca in certi momenti, non bella in altri, ma esaltante per chi guarda oltre il solo aspetto dello spettacolo. Anche questo è spettacolo, in fondo.

Gli azzurri hanno smesso di essere bellini, di guardarsi allo specchio, e si sono calati nella parte, decisi nei contrasti, attenti nelle marcature. Sapevano che caso di sconfitta la situazione si sarebbe complicata non poco.
Hanno iniziato bene con un paio di occasioni sui piedi di Bajrami, all’8’ su punizione, al 9’ con un tiro da fuori. Sulla prosieguo dell’azione Maksmovic ha steso Benassi sulla linea di fondo ma nessuno ha protestato. Proteste furenti dei rossoblu, invece, e giallo al tecnico Blessin al 33’ su una trattenuta di Benassi a Portanova. Probabilmente l’arbitro Aureliano ha fatto bene in entrambi i casi. Nel frattempo Asllani al 18’ salvava sulla linea di porta un colpo di testa di Gudmundsson. In generale gli azzurri hanno sofferto più del lecito sulle palle alte per tutto il primo tempo.

All’inizio della ripresa ha iniziato a scaldarsi Mattia Destro, a cui Blessin aveva preferito un inconcludente Yeboah, e Andreazzoli lo ha anticipato mettendo La Mantia al posto di Verre (anche lui poca roba oggi), ma l’occasione è capitata al 55’ sui piedi di Portanova che ha visto il suo tiro da fuori deviato sulla traversa da un ottimo Vicario. Nell’ultima mezz’ora l’Empoli si è travestito da Genoa e il Genoa è rimasto nei suoi panni, attaccando furiosamente senza però riuscire più a impensierire sul serio Vicario. Andreazzoli ha capito che era arrivato il momento di badare al sodo e dunque ha gettato nella mischia gente con los huevos, Bandinelli, Stulac, Tonelli, Henderson, che hanno risposto presente gettandosi su tutti i palloni come sul fronte opposto hanno fatto per tuta la partita Sturaro, Vasquez ed Hefti. L’arbitro è stato costretto a sventolare qualche cartellino giallo, ma è riuscito complessivamente a non farsi sfuggire la partita di mano.

Alla fine Andreazzoli ha detto di essersi esaltato per i suoi ragazzi in certi momenti. Parlava dei contrasti, degli anticipi, di quella fame che sembrava smarrita e che invece è ancora lì, quasi intatta. No, questo Empoli non finirà come quello del 2019, forse più forte ma retrocesso. La squadra e il suo allenatore hanno dimostrato di sapersi adattare, insomma di essere da bosco e da riviera, quella ligure.

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