Gioco
Allenatori crescono... nella fabbrica Empoli
Sarri alla Juve, Giampaolo al Milan: nel loro passato c'è l'azzurro e proprio dalle parti dello stadio Castellani sono riusciti a imporre quelle idee e quella filosofia di calcio che ora sta pagando
"Visto che non abbiamo soldi dobbiamo metterci le idee". Così Marcello Carli, ai tempi dirigente azzurro (oggi è il direttore sportivo del Cagliari), qualche anno fa provava a raccontare e spiegare il fenomeno Empoli. Una piccola società di una piccola città, 48mila abitanti e spiccioli, che da anno ormai fa la spola tra i massimi palcoscenici del panorama calcistico italiano.
Lo fa con le idee, appunto. Che emergono anche quando le cose vanno male. Come in questa stagione, con la retrocessione maturata all'ultimo minuto dell'ultima giornata. Non il miglior campionato dell'Empoli, insomma, al netto di demeriti propri e colpe altrui. Eppure, proprio in questa estate, alzi la testa e ti accorgi subito di una particolarità: Maurizio Sarri si è appena preso la panchina della Juve, Marco Giampaolo quella del Milan.
Due delle big, insomma, nelle mani di allenatori che proprio a Empoli si sono inventati (il primo) o re-inventati, il secondo. Sarri ci arrivò dopo un esonero da Sorrento, in Serie C, ed è stato dalle parti dello stadio Carlo Castellani che la sua carriera ha davvero svoltato (non a caso, poi, ha guidato Napoli e Chelsea prima di finire in braccio alla Signora...); Giampaolo, invece, non era stato esonerato ma sempre dalla C arrivava (Cremonese). Fu chiamato a sostituire proprio Sarri, era la seconda possibilità di una carriera che, proprio dopo aver sfiorato la Juve, sembrava già nella fase calante.
Ovviamente i meriti di questa storia sono principalmente dei due protagonisti. Perché quelle idee famose sono soprattutto di Sarri e di Giampaolo. Idee di calcio: la ricerca della qualità, del gioco. L'organizzazione non fine a se stessa, cioè a non prendere gol, ma a fare, a costruire. Le loro squadre divertono perché si divertono. E ora, finalmente, potranno dimostrarlo a livelli alti.
Eppure è impossibile non notare, e sottolineare, come il passaggio ad Empoli sia stato deciso nella storia personale di entrambi. Aria buona? Beh di sicuro si vive bene e si mangia anche meglio. Ma alla fine è proprio quell'idea di calcio, bello e coinvolgente, che fa la differenza. Quell'idea che la società azzurra cerca e spesso, non sempre ma spesso, è capace di proteggere, valorizzare, esaltare, Non a caso, più di recente, gli azzurri si sono giocati un'altra carta niente male, Aurelio Andreazzoli. L'eterno secondo (di Spalletti e non solo) che il primo lo sa fare proprio bene. E' una filosofia che premia, insomma. I singoli ma anche il collettivo. Certo, qualche volta funziona meglio, qualche volta peggio. Ma alla lunga paga.
Non solo tanti giocatori regalati al grande calcio (già in questa prima fase di mercato, non a caso, gli azzurri hanno ceduto Di Lorenzo al Napoli, Traore alla Juventus e Krunic al Milan), ma anche una fabbrica di allenatori. Perché prima dei tre già citati c'erano stati Spalletti, Silvio Baldini, Somma, il rigenerato Cagni. Non tutti sono arrivati dopo potevano, ma molti sono stati capaci di lasciare un segno.
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