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È finito un campionato grigio, l'Atalanta l'unica ventata d'aria fresca

David Biuzzi
È finito un campionato grigio, l'Atalanta l'unica ventata d'aria fresca

La vittoria della Juve era una certezza da luglio, poche le note liete. E ora che il pallone si ferma tocca al mercato: almeno questo periodo può accendere i sogni

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E' finito il campionato. E' finito un campionato, diciamocelo, noioso. Sull'esito, d'altra parte, di dubbi ce n'erano pochi anche prima di iniziare. Che sarebbe arrivato l'ennesimo scudetto della Juventus, cioè, era una certezza.

Lo era almeno da quando i campioni d'Italia avevano piazzato il colpo, prendendosi CR7. E il Napoli, con gli stessi interpreti come con Ancelotti al timone al posto di Sarri, l'ha impensieriti anche meno del solito, o almeno meno del recente passato. Anche a livelli tecnico-tattico, bisogna essere onesti, non sono stati messi entusiasmanti. Quella di Quagliarella, meritatamente re dei bomber, è una storia personale belissima, ma cambia poco. Qualche lampo del Sassuolo di De Zerbi, qualche giovane su cui tenere gli occhi puntati (da Kean a Zaniolo) ma poco altro.

Non è stato noioso, il campionato, perché a 90 minuti dalla fine c'erano ancora verdetti da emettere e ci sono state partite ricche di pathos (Inter-Empoli su tutte) ma insieme ad altre (Fiorentina-Genoa) che hanno riportato alla ribalta il vecchio "meglio due feriti che un morto" che qualche anno fa scatenò una marea di critiche su Buffon. Non basta, però, a stravolgere il giudizio complessivo.

Alla resa dei conti, insomma, c'è una sola vera ventata di novità che resta degna di nota. Si chiama Atalanta. Già, perché la stagione della truppa di Gasperini è davvero stata eccezionale. Probabilmente l'unica cosa del torneo 2018/2019 a meritarsi questo appellativo. Anche l'unica squadra, in definitiva, a cambiare il quadro di 12 mesi fa: sono in Champions League, in nerazzurri. A farli posto la Roma, con il Milan ancora nell'Europa meno nobile. Al di là del risultato secco, poi, è significativo come è arrivato. Perché è condito da una finale di Coppa Italia raggiunta e persa, ma anche e soprattutto da un gioco convincente, coinvolgente. Forse non clamorosamente evoluto, sotto il profilo tattico, ma questo non conta.

E', quello dell'Atalanta, una sorta di 1 contro 1 allargato a tutto campo. Con il coraggio di giocarsela così anche dietro, con due esterni che davvero difendono e attaccano (spesso ci sono tutti e due nell'area di rigore degli altri). Con la forza fisica di molti, con il talento di alcuni (Gomez e Ilicic) messo nelle condizioni di emergere. Bene, poi, che alle spalle di chi scende in campo ci sia una società gestita bene (da Percassi) che investe dà sempre sui giovani (l'Atalanta ha chiuso al primo posto anche il campionato Primavera 1) e ora anche sulle strutture (lo stadio). Ci sono le basi per continuare a fare bene, insomma.

Tutto il resto non è solo noia, è vero. Però il panorama è tendente al grigio, con big che faticano (entrambe le milanesi, indipendentemente dall'esito, peggio anche le romane, troppo brutto per essere vero il campionato della Fiorentina) e i rapporti di forza che sembrano ormai più fossilizzati che stabilizzati. Ecco, in questo scenario l'Atalanta è una ventata di freschezza.

In attesa che il periodo che inizia ora possa davvero metterci un po' di pepe. Si chiama mercato, è il momento in cui molti vincono. Un po' come la Ferrari prima che inizi il mondiale di Formula 1. Quello, cioè, che almeno alimenta i sogni, che accende la fantasia. Più di quanto abbia fatto, in questa stagione, il campo.

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