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Empoli

Otto volte Juventus: storia di un'impresa annunciata

David Biuzzi
Otto volte Juventus: storia di un'impresa annunciata

Divario fin troppo ampio con le rivali, sul campo e anche a livello organizzativo, ma per la campagna d'Europa serve altro. Anche a livello mentale perché la paura può generare solo sconfitte

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Otto scudetti consecutivi non sono uno scherzo. Dalla stagione 2011/2012 a quella attuale, c'è sempre e solo un nome accanto alla voce "campione d'Italia": Juventus. 

Ed è un'impresa. Senza se e senza ma. Che preso forma nei mesi in cui Silvio Berlusconi lasciava la guida del Paese a Mario Monti, morivano Steve Jobs e Gheddafi, la Costa Concordia naufragava davanti all'Isola del Giglio, il terremoto devastava l'Emilia. Ricordi lontani. Eppure da allora, nel calcio italiano, sempre e solo quel nome: Juventus.

Certo se ne vinci 7 e in estate prendi pure uno dei giocatori più forti del mondo, Cristiano Ronaldo, mettersi un altro anello al dito non è certo una sorpresa. Lo è, almeno in parte, lo strapotere che i bianconeri hanno mostrato e dimostrato fin dalla prime battute, travolgendo gli avversari e dando sempre l'impressione che nessuno potesse davvero contrastare una marcia trionfale. Meriti propri e demeriti altrui, certo. Ma stupisce davvero come la Juve, almeno fra i confini nazionali, si dimostri di un altro pianeta. E non solo per il valore tecnico della truppa di Massimiliano Allegri.

E', quella bianconera, l'unica società davvero di respiro europeo. Con uno stadio di proprietà che è il valore aggiunto (anche più di CR7, visto che poi ti permette di prendertelo) con un'organizzazione che non è perfetta ma che cerca la perfezione. Hanno i bianconeri, persino un ufficio abbonati che controlla i flussi e contatta i possessori delle tessere per rimettere in vendita i biglietti (col loro permesso e con vantaggi comuni) in occasione delle partite meno interessanti. Una macchina da guerra fuori e dentro il campo, insomma.

Non a caso nessuno mai aveva messo in fila 8 scudetti 8. Certo a Gibilterra (il Lincoln) e in Lettonia (lo Skonto Riga) c'è anche chi è arrivato a 14 ma ovviamente il paragone non tiene. Si avvicinano, forse, gli 8 del Lione in Francia fra il 2002 e il 2008. Ma non era certo il periodo d'oro del pallone d'Oltralpe.

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Sarebbe quasi un mondo perfetto, quello dei bianconeri. Già, sarebbe. Perché l'altra faccia della medaglia è quella coppa dalle grandi orecchie, la Champions League, che a Torino è sempre un pasto indigesto. Forse anche un pugno nello stomaco. Anche nella stagione dell'ottavo scudetto, infatti, lo stop è arrivato prima del previsto. Fuori ai quarti, Ronaldo e soci, contro una banda di allegri ragazzotti, l'Ajax, che dalla Juventus ha fatto più e meglio. Se in Italia la concorrenza latita, insomma, in Europa spuntano rivali gagliardi e tosti ad ogni angolo. E, per farcela lì, bisogna fare di più. O mettere insieme ancora più campioni, per provare ad emulare il fu galacritos Real Madrid, o un progetto di gioco diverso. O 15 (almeno) grandi calciatori o grande calcio, insomma. Non se ne esce.

Di sicuro più coraggio. Da parte di tutti. Perché la sensazione è che la Juve abbia iniziato a perdere la partita di ritorno contro l'Ajax... a Ferrara. Cioè quando Allegri, quasi certamente con il consenso del club, ha lasciato a casa 8 pezzi pregiati per prepararsi alla sfida con gli olandesi. Una sorta di strategia che però ha anche passato un messaggio di preoccupazione che, alla fine, è stato colto proprio da CR7 anche sul campo: "troppa paura", ha detto il portoghese in corso d'opera rivolto alla panchina. Quella paura - che genera e può generare e solo sconfitte - che in Italia la Juve non conosce da anni. Ma che, evidentemente, è ancora una compagna di viaggio quando varca il confine.

E ora il passaggio obbogato: per riprovarci, in Europa, serve un salto di qualità prima di tutto mentale. In Italia, invece, se le rivali non si svegliano (e in fretta) il conto è destinato ad allungarsi ancora. Il divario è ancora ampio, fin troppo ampio. 

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di Redazione web