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La rivincita dell'altro Inzaghi

La rivincita dell'altro Inzaghi

In campo è stato il fratello di Superpippo ma in panchina è lui a dettare legge. E dire che deve tutto al no di Bielsa

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E' stato un buon giocatore, Simone Inzaghi. Un attaccante da 229 presenze fra i professionisti condite da 90 reti e 3 gettoni con la maglia dell'Italia. Forse un ottimo giocatore, insomma. Se non fosse stato per... il fratello. Già perché Superpippo ha vinto tutto e segnato montagne di reti. Non lo ha oscurato, ci mancherebbe, ma se pensi a Inzaghi giocatore il nome che ti viene in mente è, gioco forza, quello di Filippo.

Ora, però, la storia è diversa. Ora entrambi hanno smesso di giocare (e di segnare) ed entrambi hanno scelto la carrriera di allenatore. Ed è qui, in panchina, che l'altro Inzaghi si sta prendendo la sua rivincita. Il fratello minore, infatti, con la Lazio sta facendo cose importanti, anche di più di quanto non sembri. Perché anche oggi, con una partita da recuperare (quella interna con l'Udinese) la sua squadra ha una camera nell'albergo delle zone alte della classifica, vista Champions.

Non ha un gruppo di fenomeni. Buoni giocatori, è vero, ma in molti c'è la sua mano. Ha rigenerato Immobile, ha preso perfetti sconosciuti, tipo Luis Alberto, trasformandoli in elementi di qualità, in grado di spostare e incidere. Lo stesso sta facendo, ora, con Caicedo, Correa e via dicendo. Ci sa fare, insomma. Gioca un calcio organizzato e dinamico con l'aiuto di un toscano doc, il collaboratore tecnico Mario Cecchi, che nel settore giovanile dell'Empoli ha sfornato talenti in serie.

E dire che allenatore lo è diventato non per caso, ma quasi. Nel 2016, dopo aver fatto ottime cose a livello di settore giovanile, prese il posto dell'esonerato Pioli in prima squadra. Ma per la stagione successiva Lotito aveva altre idee. Voleva Bielsa ed era pronto a dirottare Inzaghi alla Salernitana. Poi "El Loco", fedele al suo soprannome, alla fine rinunciò e Simone rimase dov'era. Per fortuna sua, ma anche e soprattutto della Lazio.

Nel frattempo il fratello, Pippo, ha esordito e pagato dazio nel Milan. Si è ricostruito a Venezia, dove ha fatto bene, ma tornato in A è di nuovo inciampato a Bologna. Da allenatore, insomma, il bomber vero sembra proprio essere Simone... 

 

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