La protesta
La solitudine del numero uno Tempo scaduto per Provedel
Schiena permettendo, nel match col Sassuolo toccherà al polacco Dragowski
«Il portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra cela la faccia, a non veder l’amara luce». Ci aveva pensato il genio del poeta Umberto Saba, più di 80 anni fa, a raccontare la difficile vita del portiere. Il solo giocatore di una squadra al quale è richiesta l'infallibilità. Dote che, dogmi religioso a parte, non è di questo mondo. La condanna sì, però: se sbaglia lui, se sbaglia il portiere, sono guai. E guai seri.
L’Empoli lo ha pagato sulla sua pelle nell’anticipo dell’Olimpico, segnato senza se e senza ma dal pasticcio di Ivan Provedel. Finito nel mirino della critica già da un po’, ma dall’altra sera diventato quasi l’emblema del male assoluto a giudicare da post e commenti del popolo azzurro sui social network. Forse anche perché la stagione del ragazzo di Pordonone (metà friulano e metà russo) è quasi lo specchio di quella di tutta la compagnia. Alti e bassi (più bassi che alti, a dirla tutta) e la sensazione (forte) di arrivare sempre a un centimetro dal traguardo, sempre con un secondo di ritardo. Così dopo una prova un po’ così col Genoa, per Provedel ne arriva una decisamente più convincente contro il Chievo. Con addirittura l’assist (in sinergia col gialloblù Hetemaj) per il 2-2 e un ottimo tempismo nelle uscite in quota. Tutto ok, sembra, ma poi arriva la Lazio e si torna sull’ottovolonte: murato Correa, frittata su Caicedo, semi-prodezza su Acerbi. Quindi il bel gesto di andare direttamente dai tifosi a chiedere scusa, senza rintanarsi negli spogliatoi, senza fuggire dalle responsabilità.
Resta il problema di un rendimento che aggiunge difficoltà a un momento già complicato. Così dalla poesia, quella di Saba, bisogna passare al romanzo. E, nello specifico, quello ben più recente di Paolo Giordano: “La solitudine dei numeri primi”. Tecnicamente quello che indossa sulla schiena, l’1, forse neanche lo è (sì secondo alcuni matematici, no per altri)ma di sicuro la solidutine, dopo l’erroraccio di Roma, c’è e deve pure pesare.
Tanto che da ieri, ma forse già da prima, le attenzioni ore sono tutte per Bartomiej Drągowski, il portiere polacco arrivato dalla Fiorentina nell’ambito dell’affare Traore ma ancora ai box per il mal di schiena. Un problema che, secondo quanto filtra dagli ambienti azzurri, non sarebbe neanche particolarmente grave o pesante. Solo che al ragazzo di Białystok impedisce di effettuare alcuni movimenti indispensabili per piazzarsi in mezzo ai pali.
Dopo aver saltato la gara con il Chievo (ma il polacco aveva comunque partecipato al ritiro a Monteboro con i suoi compagni), Dragowski ha dato forfait anche a Roma. La sensazione è che fosse una scelta comunque concordata. Ovvero non correre rischi e rimetterlo definitivamente in sesto per le prossime partite. Solo che ora, dopo Roma, il tempo sembra scaduto. Intanto ieri Dragowski si è limitato alle terapie, come da programma. L’intenzione è di rimetterlo in campo nei primi giorni della prossima settimana. Anche provando a forzare. Dell’estremo difensore polacco, infatti, c’è un bisogno estremo, perché nonostante la bella reazione di fine partita, è difficile pensare che Provedel possa non accusare il colpo nelle prossime uscite. E il tempo per gli errori, ormai, è decisamente scaduto. —
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