Gioco
Empoli opaco, lo salva Caputo Ma con il punto arrivano i fischi
Ai soliti clamorosi errori col Chievo si aggiunge il disordine e la rimonta dallo 0-2 non basta a far tornare il sorriso
Chiariamolo subito. È un brutto Empoli. Per gli errori che, come al solito, commette in quantità industriale ma non solo. Già perché gli azzurri, come se si fossero fermati al pessimo secondo tempo col Genoa, sono disordinati e pasticcioni. A tratti senza una logica. Aspetto, questo, che chiama in causa direttamente Iachini e le sue scelte (soprattutto quelle in corso d’opera). Ci pensa Caputo, il solito Ciccio-gol che arriva a quota 11 acuti in campionato, a tenere la testa appena sopra la linea di galleggiamento, ma la sensazione è quella di una truppa che ha orgoglio, e non è poco, ma anche assoluto bisogno di trovare al più presto un’identità. Di coprire il campo meglio e più a lungo, di trovare la chiave per esserci anche senza la disperazione. Perché alla fine, al Castellani, a recriminare di più è proprio il Chievo. Che perde l’occasione di rientrare nei giochi (salvezza) dopo essersi trovato avanti di due (senza troppi meriti) a una manciata di secondi dalla fine del primo tempo. E questa semplice constatazione la dice lunga su quanto sia mancato l’Empoli.
Eppure la partenza è pure discreta. C’è il nuovo arrivato Farias a fare da spalla al bomber, c’è una catena di destra, Krunic-Di Lorenzo, che funziona (e funzionerà per tutta la gara) e un Traore che sembra ispirato (ma si spegnerà presto). Giusto il tempo, però, di gettare alle ortiche le solite occasioni (Sorrentino ferma prima Krunic e poi Traore all’8’, quindi si ripete su Farias al 13’) e al 31’, col Chievo già in crescita, ecco l’immancabile e clamoroso errore. Stavolta è Rasmussen a sbagliare l’appoggio facile, con Giaccherini (dopo il tocco di Djordjevic, appena subentrato all’acciaccato Pellissier) che scarta il cioccolatino perché con 1 finta ne manda 2 al bar (Silvestre e lo stesso Rasmussen) prima di freddare Provedel col destro. Così salgono a 19 le partite consecutive con porta violata. E per l’Empoli, che già qualche problema lo aveva palesato, si spalancano le porte del baratro. Che diventa sempre più profondo in avvio di recupero, quando un cross di Giaccherrini, dopo un corner, viene toccato da Rasmussen, carambola su un poco reattivo Silvestre e torna buono per il semplice raddoppio di Stepinski.
Sembra la fine, ma paradossalmente la seconda sberla accende gli azzurri, almeno a livello nervoso. E nei pochi secondi che restano al riposo Di Lorenzo trova il varco giusto e sul suo tracciante c’è Caputo a spingerla dentro sul secondo palo. È l’episodio che serviva. Perché gli azzurri iniziano la ripresa in maniera arrembante. Ma in una gara giocata sul filo di una crisi di nervi, qualche volta anche oltre, per il pari serve un’altra azione folle: a lanciare Caputo verso la gloria del 2-2, infatti, è un rinvio di Provedel (ci era andato vicino anche nel primo tempo...) che Hetemaj non riesce a domare.
Iachini prova a vincerla col ballo dei debuttanti (dentro Oberlin per Farias), Di Carlo sceglie l’ex Diousse per Kiyine e passa al 4-3-1-2. Ha ragione lui, perché i veneti guadagnano in palleggio e rischiano meno. Rischi che corre nell’ultimo spicchio l’Empoli, dopo che il tecnico sceglie Mchedlidze, per Krunic, passando a un improbabile 3-4-qualcosa che fa saltare la mediana e, di fatto, consegna il campo definitivamente ai veneti. Fortuna, per gli azzurri, che i gialloblù siano in riserva, anche se al 40’ Rossettini ci va vicino di testa dopo un corner di Giaccherini. Fortuna vuole che non trovi la porta. Resta il punto, che è meglio di niente, restano i fischi dei tifosi a fine partita con l’allenatore nel mirino, ma resta anche la consapevolezza che questa strada porta da una parte sola. Ed è meglio non dirsi quale sia... —
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