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Il 2019 del presidente Corsi: «Salvezza e stadio obiettivi da raggiungere»

David Biuzzi
Il presidente dell'Empoli Fabrizio Corsi (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Il presidente dell'Empoli Fabrizio Corsi (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il massimo dirigente dell'Empoli parla dei 12 mesi appena salutati («È stato un anno meraviglioso») e dei nuovi traguardi che attendono la sua società («Ci sono ancora cose importanti da fare») 

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EMPOLI. Anche a quasi 7.000 chilometri di distanza il pensiero è sempre quello, sempre l’Empoli. D’altra parte anche nella città più pazzesca del mondo, New York, se alzi gli occhi al cielo, sopra lo skyline di Manhattan il cielo è azzurro. E per chi quel colore ce l’ha nel cuore e nel sangue, come il presidente Fabrizio Corsi, l’associazione di idee nasce in un amen. Così anche in vacanza con la famiglia il massimo dirigente trova il tempo e il modo di parlare della sua creatura, del 2018 che è stato e del 2019 che sarà.

«Ci siamo lasciati alle spalle un anno meraviglioso – spiega – per noi empolesi è stato quello della promozione dei record, è stato ricco di gioie e di soddisfazioni. Lontano dalla nostra città ci ha dato lustro e grande visibilità. Forse in città questo aspetto non si raccoglie completamente, ma per noi è un motivo di orgoglio e anche uno stimolo a dare sempre qualcosa in più».

Le quattro sconfitte consecutive di fine anno, insomma, non cancellano i mesi vissuti in precedenza.

«Esatto. Certo arrivare a questa mini-vacanza con 4 sconfitte sulle spalle non piace a me e non piace a nessuno. Ma intanto chiudiamo il 2018 in Serie A e con una posizione che vale la salvezza. Ma soprattutto siamo in linea con i nostri obiettivi. A parte il ko di Torino, nelle altre 3 sfide perse potevamo fare punti per quello che ha detto il campo. E, in generale, la squadra ha dimostrato di avere le qualità e la convinzione per giocarsela fino alla fine. In più a Empoli c’è un ambiente ideale per aiutarci a raggiungere il traguardo».

Ambiente che ora si aspetta anche qualcosa dal mercato...

«C’è l’intenzione e la voglia di migliorarci. Fra me, il tecnico Iachini e i direttori in questo senso la sintonia è totale. Abbiamo anche già le idee chiare, se è per questo».

Davvero? E chi prenderete?

«Ho detto che abbiamo le idee chiare, ma non sempre è facile o possibile concretizzarle. Vedremo».

Al netto del mercato, lei crede in questa salvezza?

«Molto. E non solo io, tutti noi. Ripeto, arrivare alla sosta con un poker di sconfitte non piace, ma se mi volto indietro dico che rispetto a un paio di mesi fa siamo meno depressi. O almeno i segnali confortanti non mancano. Tutti sappiamo, ad esempio, che dobbiamo prendere meno gol e in questo senso il comportamento della difesa contro l’Inter lascia ben sperare».

Anche se non basta.

«No è vero, non basta. Ma pensiamo anche ai margini di miglioramento che l’Empoli ha. Ce li hanno in tanti, è vero, ma noi ci siamo presentati all’ultima sfida del 2018 con un ragazzo del 2000, Traore, fra i titolari. E con altri giovanissimi come Rasmussen, Bennacer o La Gumina. Parlo di ragazzi che hanno un potenziale enorme e che, sono convinto, miglioreranno ancora molto permettendo a tutta la squadra di migliorare. Al momento credo che l’Empoli abbia fatto vedere il 70%, massimo l’80% del suo potenziale».

Torniamo all’anno appena concluso: tante belle cose ma anche momenti complicati: il peggiore?

«L’esonero di Andreazzoli, senza dubbio. È un maestro di calcio e una persona speciale. Per un mese ho riflettuto sul fatto che la sua idea di calcio potesse o meno portarci i miglioramenti che servivano. Ho e abbiamo ritenuto di no, ma questo non toglie niente alla persona e al professionista. Anzi, la stima è immutata e gli auguro di trovare la panchina di una big perché a mio avviso lui merita e vale una big».

Il 2018 è stato anche l’anno della seconda parte della trasformazione societaria: l’arrivo del dg Pecini, la promozione di sua figlia Rebecca alla carica di vice-presidente. Come sta cambiando l’Empoli?

«Io non mi sento vecchio, tutt’altro. Ma ho un’età ce l’ho e la società aveva bisogno di freschezza, di idee moderne. Siamo andati in questa direzione e sono convinto che questo gruppo dirigenziale garantisca il presente e il futuro dell’Empoli. Ci sono ancora cose importanti da fare».

Quindi l’Empoli cambia ma i giovani, e non solo in campo, restano sempre le prime scelte?

«Esatto. Era e resta la nostra filosofia. Oggi ci sono club concorrenti che hanno più punti di noi ma che stanno portando avanti una politica di prestiti e ingaggi pesanti che non è nella nostra storia e, soprattutto, non ci porterebbe vantaggi».

Il 2019 è appena iniziato: è corretto dire che al nuovo anno Fabrizio Corsi chiede la salvezza e lo stadio?

«Assolutamente sì».

E con quale priorità?

«Sono due obiettivi importanti e ambiziosi. Dico la salvezza ma per un motivo semplice: ho meno certezze. Ripeto, la squadra ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per giocarsela. Cercheremo di rafforzarla e, con la crescita che avverrà grazie al lavoro quotidiano, contiamo di raggiungerla. Quando si parla di cose di campo, però, esistono anche fattori esterni. Come la fortuna. E noi, per ora, siamo in credito».

E lo stadio?

«In questo caso sono ancora più fiducioso perché al Comune abbiamo portato un progetto che tiene conto delle linee guida che proprio l’amministrazione ci aveva indicato. Ci tengo moltissimo, però, perché lo ritengo un fiore all’occhiello non solo per l’Empoli. Certo la nostra società, che ha già un centro sportivo che tanti c’invidiano, con uno stadio moderno può entrare a far parte del ristretto club delle eccellenze del calcio italiano, ma sarà anche un gioiello e un motore di sviluppo per tutta la città». 

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