Gioco
i rimborsi a carico del club innocente
Nel mondo a parte della giustizia sportiva c’è, fra le altre cose, un caposaldo, che si chiama responsabilità oggettiva. Quello per cui le società pagano le colpe dei propri tesserati come quelle dei propri tifosi.
È un concetto che non esiste nei tribunali ordinari, dove la responsabilità è sempre personale. E quando i due pianeti entrano in contatto succedono sempre cose strane. Succede, ad esempio, che i tragici fatti accaduti a margine di Inter-Napoli, nel primo e non certo proficuo boxing day del calcio italiano, finiscano sul conto... dell’Empoli. Che paga e paga tanto. Circa 200.000 euro fra biglietti annullati e biglietti non venduti in occasione di quella che doveva essere una partita di cartello, quella al Carlo Castellani contro i nerazzurri.
Ed è proprio la consistente fetta dei rimborsi (si parla di una cifra di 1000.000 euro circa) ad essere particolarmente indigesta. E riavvolgiamo il nastro per capirne il motivo. Allora, Inter-Napoli si trasforma in una delle pagine nere della Serie A, fra agguati fuori dallo stadio (con un morto e feriti) e ululati razzisti a San Siro. Il questore di Milano chiede di vietare le trasferta ai tifosi dell’Inter, la Prefettura di Firenze e il Gos chiudono immediatamente i settori ospiti del Castellani (Curva sud e laterale sud) annullando i circa 2.400 (aggiornati per difetto) tagliandi già venduti. I rimborsi, però, spettano all’Empoli. Che, come i suoi tifosi, non ha fatto assolutamente niente. Il classico caso di beffa che s’aggiunge al danno... —
D.B.
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