Toscana
Dura fermare una big, ma è d’obbligo sganciarsi dalla legge di Murphy
IL COMMENTO
david biuzzi
Non si può chiedere all’Empoli di fermare una corazzata come l’Inter. O meglio, si può, ma sarebbe sbagliato aspettarsi che succeda davvero e, soprattutto, rimanerci male in caso contrario.
Eppure per l’ultima uscita di un fantastico 2018 (le sconfitte recenti come quelle passate non cancellano la promozione dei record) un obbligo assoluto per gli azzurri c’è. Ed è quello di ritrovarsi. Di farci vedere, di nuovo, l’Empoli. Quello che verrà in più, se qualcosa verrà, sarà un dono certamente gradito, ma di sicuro non si può andare di nuovo sotto la linea di galleggiamento.
Le tre sconfitte rimediate in rapida successione non sono, di per sé, un male gravissimo. Semplicemente si è alzata l’asticella delle avversarie (tra aspiranti all’Europa come Fiorentina, Sampdoria e Torino) e la truppa di Iachini ha pagato un gap tecnico e fisico che c’è. Che esiste. Eppure tutte hanno lasciato almeno uno sgradevole retrogusto amaro in bocca. E soprattutto nell’ultima uscita, nello stadio intitolato al grande Torino, gli azzurri sono mancati sotto diversi punti di vista. La squadra, questa la sensazione, sta diventando quasi prigioniera della sua fragilità, della banalità con cui prende gol, producendo così tanti errori e tanta confusione anche in zone di campo dove finora le cose erano andate bene.
È solo una partita, sia chiaro, e quindi fa poco testo. Può essere stata la classica pessima giornata, insomma, in cui niente funziona e la legge di Murphy («se qualcosa può andar male, andrà male») sembra praticamente una compagna di vita. Ma è proprio questo che l’Empoli è chiamato a dimostrare, inequivocabilmente, oggi. A prescindere, almeno per una volta, dalle scelte sui singoli e sul modulo, da chi c’è o da chi avrebbe potuto (o dovuto) esserci. Visto che a Torino, tranne rare eccezioni, è stata la squadra a mancare, ora la risposta tocca alla squadra. Poi ci sarà tempo per pensare alla difesa a 3, a quella a 4, al fantasista e agli attaccanti. Ci sarà tempo per pensare al mercato, perché è fuori dubbio che qualche intervento serve, e a un girone di ritorno da vivere intensamente e pericolosamente.
Presentarsi alla sosta lunga con il biglietto della salvezza in tasca sarebbe già qualcosa. L’Empoli, comunque, lo farà in linea con l’obiettivo che si era prefisso e che non può che essere quello di preservare il posto al tavolo dei grandi. Non basta, però. Per riuscirsi davvero serve soprattutto l’Empoli. Quello vero. E, Inter o non Inter, serve da subito. —
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