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«Non sono mai sceso in campo col peso di 9 milioni sulle spalle»

D.B.
«Non sono mai sceso in campo col peso di 9 milioni sulle spalle»

L’attaccante si racconta: dalla lunga astinenza alla rete liberatoria fra attesa, senso di responsabilità e l’affetto ricevuto dai tifosi  

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l’intervista

Liberazione, orgoglio, voglia. C’era un po’ di tutto in quell’urlo lanciato al cielo del Castellani, domenica scorsa, da Nino La Gumina. Perché quel gol firmato con l’Atalanta ha avuto e ha un peso specifico importante.

Peccato che, sul momento, il ragazzo di Palermo non se lo sia potuto godere fino in fondo. «È stato strano – ammette l’attaccante azzurro – da una parte c’era la voglia di celebrare la rete, dall’altra la voglia di rimettere subito in piedi la partita. Eravamo ancora sotto, nel punteggio, e la squadra viene prima dei singoli».

Eppure l’aspettava da tanto...

«Un attaccante deve fare i gol. È normale che quando non segni qualcosa manca. Ma l’ho inseguito facendo quello che devo continuare a fare: testa bassa e pedale. Cioè lavorare sodo».

Eppure, dopo quel gol, la sua prestazione è subito cresciuta di livello.

«Perché quando poi ci riesci, a segnare, acquisti anche fiducia, coraggio».

Tanto che ne ha segnato un altro. O almeno mezzo...

«Ho toccato la palla dopo la deviazione di Masiello quando era già oltre la linea di porta. Questione di centimetri. Ma alla fine quel che conta davvero è che sia entrata».

Quanto le pesava l’astinenza?

«Forse pesava più fuori che a me. Molte cose sono state ingigantite. È chiaro che non ero contento, ci mancherebbe. Ma sul campo, in partita come in allenamento, ho sempre cercato di dare il meglio. Se ce l’hai dentro il gol prima o poi arriva, ma lo puoi cercare solo con l’impegno nel lavoro quotidiano».

Vuole dire che non ci pensava?

«Certo che ci pensavo. Forse anche troppo. Ma succede magari quando torni a casa e ti metti a pensare a cosa potevi fare di più e di meglio. In campo ti concentri, poi, ti concentri su altro».

E quei 9 milioni spesi, dall’Empoli, per lei quanto hanno pesato?

«È una responsabilità, non lo nego. Sono cosciente di essere costato molto e di essere il giocatore più pagato nella storia di questa società. Però non è che poi entri in campo con un sacco pieno di soldi sulle spalle...».

E come ci va, La Gumina, in campo?

«Con gioia. Con la stessa gioia del bambino che scende al campetto per giocare con gli amici».

Un bambino non lo è più da tempo, però ha solo 22 anni e, forse, le aspettative che c’erano su di lei possono averla condizionata?

«Fa parte del gioco. Può che essere che la mia quotazione abbia influito su quello che la gente si aspettava da me. Io, ripeto, ho sempre cercato di dare tutto me stesso nel lavoro. E questo devo continuare a fare».

Si sentiva nel mirino dei tifosi?

«No, tutt’altro. I tifosi dell’Empoli, e mi riferisco in particolare agli ultrà della Maratona, mi hanno fatto sentire sempre tutto il loro affetto. E mi ha fatto piacere, molto. Anche perché secondo me il vero tifoso è proprio quello che cerca di sostenerti e starti vicino nei momenti più complicati. Proprio come succede qui».

Poi, in una settimana, è cambiato tutto: dal debutto in Under 21 alla prima gioia in Serie A.

«Il calcio è così. È strano. Quello che sogni per anni, che aspetti per mesi, arriva tutto insieme. Per questo è importante farsi sempre trovare pronti. Lavorare sodo e non pensarci troppo».

E magari il resto lo fa l’allenatore che ti ha fatto debuttare in A, a 19 anni, e che ora ha accompagnato pure il primo gol...

«Premetto che con mister Andreazzoli mi sono trovato benissimo. Poi, è vero, con Iachini c’è un legame particolare. E sono contento di poter continuare il mio percorso di crescita con lui».

Che, però, detto che lei è “un ignorante”...

«Già. Mi ha fatto finire pure su Striscia la notizia per quella frase (e ride, ndr). Però il mister lo conosco bene e so l’ha detto con affetto, in senso positivo».

E ora cosa cambia per La Gumina?

«Niente. Perché non ho fatto proprio niente. Volevo questa gioia ed è arrivata, ma la strada è ancora lunga».

Come per l’Empoli...

«Esatto. Due partite vinte ci hanno rimesso in linea, ma come dice il mister abbiamo una montagna da scalare. E dobbiamo farlo un pezzettino alla volta».

Il prossimo pezzo si chiama Spal.

«Avversario “rognoso”. È una squadra tosta, che secondo me un po’ ci somiglia. A vederlo da fuori mi pare che, oltre ai valori, abbia pure un bel gruppo».

E il gruppo dell’Empoli com’è?

«Ottimo. Tutti mi hanno aiutato, dal primo giorno, e in particolare i giocatori più esperti sono stati e sono una guida per me».

Ha pagato cena ai compagni dopo il gol?

«Non ancora. Ma lo farò presto. A dire il vero questa settimana avrebbe dovuto pagarla il mister, ma non si sa che fine abbia fatto... (e ride di nuovo, ndr)».

Conferma la dedica alla famiglia?

«Certo. Per me è tutto. Sono contento di aver segnato davanti a loro». —

D.B.

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