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Empoli, il gioiello Traore non si accontenta: «Non ho ancora fatto niente, posso e devo crescere»

di David Biuzzi
Empoli, il gioiello Traore non si accontenta: «Non ho ancora fatto niente, posso e devo crescere»

Abituato a bruciare le tappe, il classe 2000 vive un momento magico senza pensare a quello che è già stato fatto o al mercato 

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EMPOLI. Bisogna incrocialo fuori dal campo, Hamed Junior Traore, per ricordarsi che ha solo 18 anni (i 19 anni arriveranno il prossimo 16 febbraio). In campo, infatti, grazie al suo talento (e non solo) il gioiellino azzurro cresce di partita in partita, di allenamento in allenamento. Tanto da diventare titolare con Andreazzoli e restarlo con Iachini.Tanto da bruciare le tappe anche fra i grandi dopo averlo fatto nel vivaio.

Risale a poco più di un anno fa, infatti, il debutto nei professionisti: Empoli-Foggia dell’ottobre 2017 con Vivarini in panchina. Ma se la faccia è sempre quella del ragazzo, in 12 mesi il suo mondo è cambiato. E molto. «Sono successe tante cose – ammette Traore – ho vissuto tante soddisfazioni. Sono contento di quello che mi sta capitando, ma non so se sia giusto dire che oggi sono un titolare».

E cosa pensa di essere?

«Un giovane che può e rescere, che ha tanta strada da percorrere. Ancora non ho fatto niente e devo pensare solo a lavorare bene, a lavorare sodo».

Vivarini, Andreazzoli e Iachini: già tre allenatori “conquistati”. Ma come?

«Questo dovreste chiederlo a loro. Da tutti e tre ho ricevuto tanta fiducia e cerco di dare il massimo per ripagarla».

Intanto l’abbiamo vista giocare attaccante esterno, trequartista, ora interno: qual è il suo ruolo?

«A questo punto non lo so neanche io. Fra le giovanili e la prima squadra da centrocampo in su ho girato tutte le posizioni. Quello che mi piace di più, però, è quello attuale».

È arrivato in Italia nel 2014, a Empoli nel 2015 quando tante squadre la cercavano: perché?

«Su consiglio della mia famiglia. Mi fecero capire che questo club punta sui giovani, ci crede. E avevano ragione».

Si trova bene?

«Mi sono trovato bene da subito. Ovviamente ai miei genitori devo tutto, ma qui ne ho trovata un’altra di famiglia. Una famiglia azzurra. Mi sono sentito a casa fin dal primo giorno e anche oggi è così».

Anche coi grandi?

«Sì. In gruppo mi trattano come il fratellino minore».

A proposito, suo fratello minore , Amad Diallo, gioca nell’Atalanta e tutti dicono che sia più forte di lei...

«Però lui domenica la partita l’ha vista in tv (e ride, ndr). Battute a parte, lui è un attaccante, abbiamo caratteristiche diverse: niente paragoni».

Come ci sente dopo due vittorie consecutive?

«Meglio. Molto meglio. Ma il discorso che ho fatto per me vale anche per l’Empoli. Cioè non abbiamo fatto niente».

A fine gara ha regalato la maglia a un tifoso della Maratona: un suo amico?

«No. Era solo il tifoso che urlava il mio nome. Mi sembrava giusto darla a lui».

Sogna la Nazionale?

«Certo che sì».

Italia o Costa d’Avorio?

«Costa d’Avorio, la mia terra».

Ha detto che ha tanta strada da fare e che a Empoli si sente a casa, dunque non ha fretta di andarsene nonostante le voci di mercato?

«No, nessuna fretta».

E fretta, di cederlo, non ce l’ha neanche l’Empoli: è sotto contratto fino al 2022. 

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