Sicurezza
Il cuore di Andreazzoli «Ringrazio Empoli»
Dopo l’esonero per il tecnico arriva la Panchina d’argento e lui ha solo parole dolci sia per i tifosi che per la società
EMPOLI
C’è poco da fare, aveva ragione Totò: «Signori si nasce – diceva con la voce del barone Zazà – e io modestamente lo nacqui». Caso raro, ma non unico, quello del principe Antonio De Curtis. Un altro, infatti, è l’uomo che fino a pochi giorni fa guidava la pattuglia azzurra. Non un nobile né un grande attore, insomma, ma un allenatore: Aurelio Andreazzoli. Che la sua signorilità l’ha nuovamente dimostrata ieri, quando è tornato in scena esattamente come merita: da protagonista.
Lo ha fatto nella casa dei tecnici, Coverciano, dove ha meritatamente vinto e ritirato la Panchina d’argento, ovvero il premio che proprio gli allenatori attribuiscono a un loro collega, per il campionato di Serie B 2017/2018. Quello, quasi inutile ricordarlo, del trionfo azzurro, della promozione dei record. Incoronato proprio come un principe, insomma. Con Allegri che si è preso il clou (la Panchina d’oro, la quarta per il trainer juventino) ma Andreazzoli protagonista di un plebiscito: 30 voti su 43 espressi (9 per D’Aversa e 4 per Filippo Inzaghi). La cronaca di un trionfo annunciato, visti i numeri e la qualità del gioco del suo Empoli. Ma è subito dopo che è venuto fuori il meglio.
Sul palco prima e davanti a un nutrito gruppo di cronisti poi, infatti, il tecnico di Massa ha avuto parole dolci, solo parole dolci per l’Empoli e, soprattutto, per Empoli. «Colgo l'occasione per ringraziare chi mi ha votato – ha spiegato, dopo aver ricevuto il premio da Nicchi e Ulivieri – ricevere un premio da una platea di questo tipo è una grande cosa. Voglio condividerlo con altri allenatori del campionato che erano meritevoli come me. Voglio ringraziare l'Empoli, ho avuto a disposizione dei calciatori bravi e molto seri. Voglio ringraziare anche il popolo empolese per come mi ha sostenuto e per come mi sta sostenendo anche in questo momento». Nessun accenno all’esonero della scorsa settimana, nessuna polemica. Anche quando gli è stato chiesto di tornare proprio sul mancato lieto fine della sua avventura azzurra. «Siamo qui per parlare di questi premi – ha tagliato corto – e di questi premi parliamo». E, in effetti, Andreazzoli ha parlato della Juventus, del Napoli, dell’Inter e anche dell’Italia. E ha schivato anche altri tentativi di farlo tornare sull’argomento. Chapeau, insomma.
Fra l’altro nell’aula magna di Coverciano insieme ad Andreazzoli c’era anche l’altro allenatore della passata stagione, Vincenzo Vivarini. Uno dei primi, pare, a complimentarsi con il suo successore. Non è andato in scena, invece, l’incontro con l’attuale tecnico, Beppe Iachini. Che aveva un impegno personale da onorare, fissato prima di tornare in panchina. A rappresentare gli azzurri, così, è toccato al direttore dei rapporti istituzionali Andrea Butti e al capo ufficio stampa Matteo Gamba. Che con “nonno Aurelio” hanno parlato prima, durante e dopo la cerimonia di premiazione. Un riconoscimento che, evidentemente, non può pareggiare l’amarezza per ciò che poteva essere e non è stato. Ma, parafrasando Miguel de Cervantes (il “padre” di Don Chisciotte), forse vale più un premio al momento giusto che cento nel momento sbagliato. —
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