Il Tirreno

Empoli

Poca convinzione e troppi regali L’Empoli rimedia cinque schiaffi

David Biuzzi

Qualche lampo di bel calcio e il solito Caputo non bastano per arginare il Napoli: c’è bisogno di un altro atteggiamento

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NAPOLI

Bello a tratti, poco convinto in altri. Mostra il meglio e il peggio di sé, l’Empoli, al San Paolo. E di sicuro non abbastanza per centrare l’impresa. Perché regalare occasioni e minuti, a certi avversari, proprio non si può. E solo col vestito buono addosso gli azzurri possono difendere il posto fra le grandi.

Si parte con un Napoli rivoltato come un calzino da Ancelotti (cambi a volontà in tutti i reparti) e la terribile (per gli avversari...) coppia dei piccoletti in Mertens-Insigne là davanti. Nell’Empoli, invece, rispetto alla sfida con la Juve l’unica novità è Ucan al posto di Zajc (recuperato ma solo per la panchina). Quello che cambia davvero, però, è l’atteggiamento degli azzurri. E molto. Perché stavolta manca l’atteggiamento, lo spirito, insomma l’occhio delle tigre. Lo si capisce presto, visto che in 3 minuti 3 il Napoli calcia in porta già due volte, ma diventa chiaro al 9’, quando un errore (non il primo, non l’ultimo) di Krunic il cui passaggio banale e corto per Acquah innesca una gigantesca ripartenza del gigantesco Koulibaly, che Insigne concretizza col fioretto: Maietta è lento nella chiusura, lui tocca di esterno alle spalle di Provedel. Strada dura come e più della salita per il Vesuvio, dunque, per la truppa di Andreazzoli. Che, però, come al solito gioca e a tratti gioca anche bene. Con Ucan bravo a farsi trovare fra le linee e Antonelli che spinge tanto. La sensazione, insomma, è che l’Empoli possa essere sempre pericoloso. Il problema è che, nonostante arrivi spesso e bene davanti all’area di rigore dei padroni di casa, non ci riesce quasi mai. Invece il Napoli, che pure non ha più lo sprint d’inizio gara e in mezzo al campo soffre assai, barcolla ma punge spesso. Se poi la coppia d’attacco viene innescata... dall’Empoli, il gioco è fatto. Succede al 38’, quando un retropassaggio terribile di Di Lorenzo aziona Insigne, appoggio per Mertens e tocco preciso (ma debole) del belga da fuori area che sorprende nettamente Provedel (bravo, in precedenza, su una sventola di Zielinski) e va a morire all’angolino. Due regali e due gol sul groppone, insomma. Ma anche la sensazione che, stavolta, qualcosa all’Empoli manchi in termini di convinzione e decisione.

Sensazione che rischia di diventare certezza in avvio di ripresa, quando il Napoli sembra giocare al gatto col topo: si fa attaccare per divertirsi in contropiede. Al 13’, però, un lampo azzurro riapre i giochi. È un’azione bellissima, tutta in verticale, con Bennacer che innesca Krunic e il bosniaco che fa la prima bella cosa della sua partita: palla dentro per Caputo che fila via e buca Karnezis in diagonale. Ancelotti , fiuta il pericolo, cala i carichi pesanti (Callejon e Allan dentro per Fabio Ruiz e Rog) al 17’ e passa alla cassa 60 secondi dopo: lo spagnolo tocca per Mertens che estrae dal suo infinito cilindro un altro colpo: palla all’incrocio e doppio vantaggio subito ripristinato. Ora, però, in campo c’è un altro Empoli, almeno come piglio. E Andreazzoli ci prova con un sorprendente doppio cambio: dentro Zajc per Acquah, dentro Pasqual per Krunic. È una sorta di via di mezzo fra il 4-4-1-1 e il 4-2-3-1 il modulo disegnato. Diventa 4-4-2 poco dopo, con La Gumina dentro per Ucan. È un tentativo vano. Anzi, arrivano pure il poker di Milik e la manita dello scatenato Mertens, ma generoso e indicativo: serve l’Empoli riacceso dallo squillo di Ciccio-gol. —



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