Gioco
La rinascita di Levan «Ho avuto paura di smettere, salvato dall’amore azzurro»
Tornato in campo dopo un anno e mezzo e subito decisivo «Grazie a tutti, è stato bellissimo. Ora non voglio fermarmi»
EMPOLI
Come la fenice che risorge dalle proprie ceneri. Si è spento in un pomeriggio di Primavera, contro il Milan, in cui era stato grande protagonista. È rinato in una sera di autunno, sempre contro i rossoneri a cui ha fatto male ancora. Diavolo di un Levan. Il catino del Castellani l’ha accolto, dopo un’assenza di un anno e mezzo in campionato, come un vero gladiatore. E Mchedlidze quello spirito lo ha incarnato a pieno. Tracollo e rinascita. Come in una favola, come in un bellissimo film. Con un finale ancora tutto da scrivere.
Miglior ritorno non poteva esserci…
«Era una partita importante non volevamo perdere. Era da un anno e mezzo che non giocavo in campionato è stata una sensazione un po’ strana. Ero stimolato, appena sono entrato e ho sentito il boato dei tifosi e ho ricevuto una carica pazzesca. È andata bene, abbiamo sofferto, ma siamo riusciti a prendere un punto e muovere la classifica. Per noi questo è molto importante».
Che sensazioni ha provato?
«È stato stranissimo. Mi sono fatto male col Milan e sono rientrato con loro. È stato bellissimo. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini: lo staff medico, i compagni , i tifosi e tutti gli empolesi. Ma soprattutto la società che ha creduto in me mi ha tenuto ha avuto fiducia e io spero di ripagarla a pieno questa fiducia».
Un ritorno in campo con lo spirito giusto…
«Serviva quella carica. Ho provato a trascinare la squadra. Dicevo ai ragazzi che ce la potevamo fare, che loro non potevano batterci così facilmente. Infatti dopo qualche minuto è arrivato il rigore».
Com’è andata l’azione?
«All’inizio non ho realizzato bene cosa aveva fatto Romagnoli, mi è arrivata questa palla fortissima che stavo per non riuscire a stoppare. Ho visto Ciccio accanto a me. Ho fatto mezza sterzata e lui mi ha preso. L’arbitro ha fischiato, ma forse era addirittura più rigore sul quel contrasto che ho avuto con Bakayoko. Ma non guardiamo queste cose. L’importante era fare punti».
Quanto è stata dura stare fuori in questi mesi?
«Quest’infortunio è stato forse il più duro, soprattutto mentalmente. È avvenuto in un periodo che stavo andando bene, segnando qualche gol. È arrivato questo infortunio a San Siro dal niente, da un mezzo intervento. È stato bruttissimo».
C’è stato un momento in cui ha pensato che avrebbe detto basta col calcio?
«Ad un certo punto ho pensato che non sarei più tornato in campo. A settembre del 2017 è arrivato il periodo più duro. Facevo davvero fatica. Poi ho lavorato tanto, dopo l’intervento il professor Cugat è stato eccezionale. E poi l’aiuto dei tifosi, dei compagni, la società, la mia famiglia. Tutti mi hanno stimolato».
Quanto l’ha aiutata mister Andreazzoli?
«Tanto. Quando sono arrivato in estate ero leggermente sovrappeso, lui mi ha motivato mi ha aiutato con gli allenamenti e mi sta dando grande fiducia».
Ma una grande mano gliel’ha data anche il preparatore Franco Chinnici…
«Anche lui è stato, ed è importantissimo. Mi segue sempre, mi è stato davvero alle costole. Ha passato persino l’ultimo Natale in Georgia con me per farmi allenare».
Prossimo obiettivo?
«Io spero di migliorare ancora. Non so entrerò per 10, 20 o 45 minuti, non importa. Quello lo decide il mister. Io so che darò sempre il massimo ogni volta che sarò in campo». —
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