Il Tirreno

Empoli

Quello fra Sassuolo ed Empoli diventa anche l’incrocio di due tecnici che appartengono a generazioni diverse ma amano gli stessi concetti 

Così lontani, così vicini Andreazzoli-De Zerbi diventa una sfida tra idee

David Biuzzi
Così lontani, così vicini Andreazzoli-De Zerbi diventa una sfida tra idee

il caso EMPOLICosì lontano, così vicino. Quasi come nel capolavoro di Wim Wenders, che si prese il premio speciale della giuria a Cannes anni fa. In questo caso, però, non ci sono angeli che cadono...

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il caso

EMPOLI

Così lontano, così vicino. Quasi come nel capolavoro di Wim Wenders, che si prese il premio speciale della giuria a Cannes anni fa. In questo caso, però, non ci sono angeli che cadono dal cielo, non c’è la cornice di Berlino come teatro. È, molto più prosaicamente, la sfida nella sfida che andrà in scena domani sera al Mapei Stadium. Quella fra Aurelio Andreazzoli e Roberto De Zerbi. Due allenatori distanti, se ci si limita a dare un’occhiata alla carta d’identità, ma con tanti punti in comune per quanto riguarda il modo di vedere e concepire il calcio. E, di conseguenza, di guidare rispettivamente Empoli e Sassuolo.



Eppure la prima cosa che balza agli occhi è proprio la differenza, quella di età. Nonno Aurelio, con i suoi 64 anni che diventeranno 65 fra meno di due mesi, potrebbe essere quasi il papà del tecnico neroverde che ne ha compiuti 39 il giugno scorso. Li divide un quarto di secolo. E quando De Zerbi è entrato nel mondo della scuola mettendo piede alle elementari, il condottiero dell’Empoli iniziava il suo cammino da allenatore con l’Orrione, in Seconda categoria. Correva l’anno 1985. Ovvero dieci anni prima che proprio De Zerbi entrasse nelle giovanili del Milan per iniziare una carriera da calciatore, fantasista per la precisione, discreta ma probabilmente non all’altezza del suo talento. Per proseguire nel “gioco” del calendario, poi, l’altra tappa è il 2013: De Zerbi inizia ad allenare nel Dargo Boario, Andreazzoli rientra nello staff della Roma dopo la parentesi come capo-coach culminata con quella sconfitta, la finale di Coppa Italia con la Lazio, che ancora lo perseguita.



Considerato ce fanno lo stesso lavoro, insomma, più distanti di così non potrebbero essere. Eppure c’è qualcosa di forte, molto, che li accomuna, che li rende vicini. Sono le idee, la forza delle idee. Quella calcistiche, ovviamente. Che non sono le stesse, sia chiaro, ma si poggiano sullo stesso principio: la ricerca della qualità, del bello. Di un calcio, insomma, che non sia mai rinunciatario, che regali emozioni e coinvolga chi lo gioca (sul campo) e chi lo segue (dalle tribune). «Non conta l’età anagrafica ma quella dei concetti – disse qualche mese fa Andreazzoli commentando il campionato vinto trionfalmente – prendete il Benevento di De Zerbi. Si vede che ci sono le idee. E tante». Entrambi, infatti, non sono “fondamentalisti del pallone” e sanno anche cambiare. L’allenatore dell’Empoli proprio domenica scorsa ha sperimentato il 4-3-2-1 ricavando risposte incoraggianti, quello dei neroverdi danza fra il primo amore, il 3-4-3, e il 4-3-3 che usa spesso contro le big (anche domenica scorsa in casa della Juventus). Ma, in entrambi i casi, con un centravanti, Kevin-Prince Boateng, che centravanti non è. Il pericolo può arrivare da qualsiasi parte, dunque, quando hai di fronte il Sassuolo o anche l’Empoli. E la sfida della idee dei due allenatori così lontani e così vicini, domani, potrebbe davvero regalarne delle belle. —



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