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Niente paura, c’è Andreazzoli L’Empoli ha già trovato il leader

David Biuzzi
Niente paura, c’è Andreazzoli L’Empoli ha già trovato il leader

L’allenatore apre le porte della nuova stagione e indica la strada: «Non cambieremo le nostre idee, vogliamo consolidarci» 

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EMPOLI

L’indipendence day azzurro non è dal Regno Unito, né da un esercito di cattivi extra-terrestri giunti da mondi lontani per invadere e prosciugare il pianeta Terra. No, il 4 luglio dell’Empoli è per liberarsi... dalla paura. Quella che il presidente Fabrizio Corsi ha chiesto di scacciare e che il tecnico Aurelio Andreazzoli, nel primo giorno dell’Avventura (sì, proprio quella con la A maiuscola) dice addirittura di non conoscere neanche.



È questo il mantra, il messaggio. L’equivalente del «a mio segnale scatenate l’inferno» del generale Massimo Decimo Meridio. Sì, proprio lui: il Gladiatore. Non ha il fisico, probabilmente, il tecnico azzurro. Ma lo spirito del condottiero è quello. E traspare anche dalle sue parole e dal tono con cui le scandisce inaugurando la stagione 2018/2019. «C’è stato tempo per pensare a cosa ci aspetta – spiega il tecnico – e abbiamo chiari gli obiettivi che vogliamo raggiungere e che pensiamo di poter raggiungere. Sarà un’annata complicata, è chiaro, ma sappiamo che strada percorrere». Chiarirà anche questo, Andreazzoli. Ma il primo aspetto da sviscerare è quello degli obiettivo. «L’idea è quella di consolidarsi nella massima categoria. Che è comune, ovviamente, a chi è appena arrivato come noi. Io, però, giudico quello che mi sta attorno. Cioè una società che ha capacità e idee chiare. Che investe sulle strutture, il centro sportivo e lo stadio, e sulle persone, come dimostra l’arrivo di Riccardo Pecini.Non ci sono solo tante belle parole, insomma, ma anche i fatti. Ora viene l’aspetto più difficile: dare corpo ai fatti. E siamo qui per provarci, siamo qui per riuscirci».



Puntando ancora, al netto di numeri e interpreti, su quello che è stato il grande segreto della recente cavalcata trionfale: la qualità. «Le difficoltà della categoria sono altissime – spiega l’allenatore – e forse dovremo adattare, cambiare qualcosa. Quello che non cambieremo, però, è la nostra idea di calcio». Che, per Andreazzoli, è un punto di forza da far valere anche al tavolo dei grandi. «In questo momento non riesco a vedere punti deboli nell’Empoli, ma solo un grande punto di forza. Che è quello che ci ha accompagnati nella scorsa stagione. Ovvero l’amicizia che ha sempre regnato nello spogliatoio, che ha spinto ogni singolo a mettere al primo posto il gruppo. Dovremo essere bravi a inserire velocemente i nuovi in questo contesto». A livello tattico, invece, il punto di ri-partenza non può che essere il 4-3-1-2. «Abbiamo vinto e ci siamo divertiti giocando in un certo modo – sottolinea ancora Andreazzoli – e così cercheremo di fare. Certo lavoreremo anche su altro, perché la squadra deve essere in grado di cambiare e, ad esempio, sapersi difendere anche a 5. Ma, credetemi, questi sono dettagli. O meglio, sono mezzi per cercare di esprimersi al meglio. Perché quello che conta sono i principi di gioco, le idee. E quelle, ripeto, non cambieranno».



Non cambieranno perché il concetto è sempre quello: niente paura. «Ha ragione il presidente Corsi – ribadisce – non dobbiamo averne. Ripeto, veniamo da una stagione in cui abbiamo vinto tanto e ci siamo divertiti ancora di più. È chiaro che ci saranno da fare delle considerazioni da fare sulle difficoltà che aumentano, ma quello che abbiamo costruito non va smantellato, semmai rafforzato. E dunque, come il nostro massimo dirigente vuole, andremo avanti senza paura». Paura, di sicuro, non ne ha lui. «Sono un uomo fortunato – dice – faccio il lavoro che mi piace e mi pagano pure. A livello personale, semmai, la sensazione che ora prevale è la curiosità. Quella di vedere fin dove potrà portarci il percorso che abbiamo intrapreso».



A livello di mercato, invece, c’è un altro sentimento che prevale in Andreazzoli. Ed è la fiducia. «Questi dirigenti hanno fatto un capolavoro la scorsa estate e, a gennaio, hanno fatto pure meglio. È chiaro che mi fido di loro come di chi è appena arrivato per lavorare insieme a loro. Non parlo neanche di mercato – spiega – la società sa che tipo di giocatori servono a questo progetto e io lavoro con quelli che ci sono al campo». Al campo c’è anche Alfredo Donnarumma, in odor di (dolorosa partenza). «Ma il discorso che ho appena fatto vale per tutti», taglia corto Andreazzoli. Che invece si sofferma su Ismael Bennacer e sul suo ormai certo passaggio al ruolo di play. «L’ho ha già fatto nella passata stagione in alcuni frangenti – spiega – e tutti noi riteniamo non solo che sia una posizione di campo adatta alle sue caratteristiche, ma anche che il ragazzo abbia ampi margini di miglioramento. Sia chiaro, ha già fatto benissimo. Ma riteniamo che possa fare ance di più». Ne è certa la società, ne è certo lui ma anche il suo staff. «Che a livello tecnico resta invariato – annuncia – ma è stato rinforzato sotto il profilo medico». Cambia qualcosa nel ritiro, insomma, o almeno nell’interpretazione del ritiro. «È un periodo di lavoro – dice – non una segregazione. Le famiglie, la sera, se vorranno potranno venire a trovare i loro parenti, ci mancherebbe. E anche sulla durata vedremo. Per ora la certezza è che staremo insieme 10 giorni, poi forse aggiungerò un’altra settimana ma vedremo».



Parola di generale, di condottiero. Ruolo che per Aurelio Andreazzoli sembra certificato non solo dal nome... imperiale ma anche dalla società, che lo ha scelto come testimonial della campagna abbonamenti. «E non nascondo che la cosa mi abbia fatto piacere. È un motivo di orgoglio perché lo considero un attestato di stima e fiducia». Fiducia che è anche quella del popolo azzurro, che ormai lo ha ribattezzato “nonno Aurelio”. Fiducia anche per l’origine di un norme, dal latino Aurelius, legato all'antico sabino Ausel, nome di una divinità venerata dagli Etruschi come dio del sole. Da qui il significato di "splendente". E lui ha voglia di splendere ancora insieme al suo Empoli. —



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