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in casa empoli: scatta il raduno 

Inizia la nuova A... vventura Corsi: «Umili, ma senza paura»

David Biuzzi
Inizia la nuova A... vventura Corsi: «Umili, ma senza paura»

Il presidente parla della stagione che sarà, dell’arrivo di Pecini e anche dello stadio «Scelta una strada diversa da percorrere con le armi di sempre, può darci di più»

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EMPOLI

A Madrid, ovviamente sponda Real, è la “decimotercera”. È la Champions targata Bale e, soprattutto, Karius. La tredicesima della storia dei blancos, appunto.

Quella dell’Empoli inizia oggi. La tredicesima avventura in Serie A. E la firma in calce è quella di Fabrizio Corsi. Che da presidente ne ha vissute già 11. «Ma quando si parte – spiega – l’emozione è quella di sempre, quella della prima volta. Ogni tanto riguardo una foto di 21 anni, quella della mia prima promozione a Cremona. Ero insieme al Raro, fu una grande emozione. E oggi vivo le stesse sensazioni».

Eppure l’abitudine dovrebbe avercela fatta... «Forse lo hanno fatto altri – prosegue il massimo dirigente – forse c’è chi da per scontato che al tavolo delle grandi ci sia anche l’Empoli. Ma non è così, è una cosa straordinaria. E, infatti, un po’ lontano da qui ci guardano come fossimo marziani, o almeno astronauti».

Altra definizione che Corsi accetta solo in parte. «La verità – prosegue – è che siamo una piccola società che fa cose importanti. E vuole provare a farne ancora. A partire da oggi. Si chiude il capitolo dei festeggiamenti e si torna a costruire, a provarci».

Con la ricetta di sempre. «Partiamo con entusiasmo – continua – e con quella laboriosità tipica di noi empolesi. Sono gli ingredienti sui quali, da sempre, abbiamo costruito i nostri successi. E sono quelli che dovranno guidarci anche in questa nuova avventura».

Ingredienti di sempre... eppure la sensazione è che l’Empoli stia cambiando, si stia rinnovando. Negli uomini, come dimostrato dall’arrivo di Riccardo Pecini, ma anche nel modus operandi. «Sono arrivati ragazzi giovani – scherza il presidente – perché io mi sento vecchio. Battute a parte, oggi come ieri ci siamo io e l’amministratore delegato Francesco Ghelfi e rappresentiamo la vecchia guardia, l’esperienza. Poi abbiamo scelto un management giovane e ambizioso rappresentado da Pecini, ma anche da Accardi e Butti. O, lo dico con una punta di soddisfazione personale, da mia figlia Rebecca. Perché, è vero, l’idea è di cambiare registro, di provare a fare anche qualcosa di diverso, qualcosa in più». Ma non di cambiare pelle. «No, come ho detto gli ingredienti restano e devono restare quelli di sempre. Ma vogliamo provare ad avere meno paura. Anche sul mercato, andando a cercare giocatori che possano garantire il presente ma anche il futuro dell’Empoli in A. Non sappiamo dove può portarci questa strada, ma può regalarci delle soddisfazioni».

E il discorso, ovviamente, riguarda il campo ma non solo. «Sul progetto stadio abbiamo perso tempo – sentenzia – e per colpa nostra. Ma non ci siamo fermati. Abbiamo ricevuto nuove offerte da aziende interessate a costruirlo e, ora, stiamo valutando i nuovi preventivi. Ci siamo quasi. Per noi è fondamentale, come e più del centro sportivo. Pensate che il rendering del progetto lo facciamo vedere anche ai giocatori che vogliamo prendere. Così capiscono che idee e che progetti ha l’Empoli».

Progetto che, sul campo, non cambia. «Vogliamo provare a salvarci con la qualità – conclude Corsi – con il bel calcio. Andreazzoli avrà il compito di passare ai ragazzi lo stesso messaggio di cui parlavo prima. Ovvero umiltà, rispetto di tutto e di tutti, ma paura di nessuno». —




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