Il Tirreno

Empoli

La notte che regalò l’Italia-Germania 4-3 del popolo azzurro

di David Biuzzi
La notte che regalò l’Italia-Germania 4-3 del popolo azzurro

Sei anni fa lo storico spareggio vinto contro il Vicenza con due gol rimontati e il miracolo firmato Dossena 

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EMPOLI. C’è una data che i tifosi dell’Empoli non dimenticano, né potrebbero farlo. È quella di oggi, 8 giugno. Provate a dirla ad alta voce, infatti, e chiunque abbia un po’ d’azzurro nel sangue, nel cuore o nell’anima tornerà subito a quella calda, caldissima notte del 2012. Già, lo avete capito, è la quella di Empoli-Vicenza 3-2. Non una partita, ma la Partita con la lettera maiuscola o, se preferite, la madre di tutte le partite.

NELLA STORIA. Quella sera, quella notte, Empoli scoprì il suo Italia-Germania 4-3. Perché se la semifinale del Mondiale di Messico 1970 è diventata “la partita del secolo”, come recita la targa commemorativa allo stadio Atzeca, il ritorno dei playout coi veneti (dopo lo 0-0 al Menti) è stato il bivio della storia recente degli azzurri. Non a caso da quel giorno i biancorossi, poi ripescati nelle settimane successive, non sono mai usciti da una crisi che ora tocca a Renzo Rosso, patron della Diesel e fresco nuovo proprietario del club, provare a risolvere. Gli azzurri, invece, iniziarono proprio da quella serata lo splendido ciclo targato Maurizio Sarri, hanno proseguito con la fantastica stagione sotto la guida di Marco Giampaolo e ora, archiviata la terribile annata culminata con la retrocessione, si godono i nuovi successi con la firma in calce di “Nonno” Aurelio Andreazzoli.

LA PARTITA. Su quel successo, invece, di firme ce ne sono almeno quattro. Quelle di Mchedlidze, l’unico superstite, Tavano e Maccarone, ovvero gli autori della rimonta dopo la doppietta del biancorosso Paolucci, ma anche e soprattutto quella di Renato Dossena. Già, perché a rendere immortale quella partita non c’è solo il traguardo raggiunto, ma anche come è arrivato. Dopo il pari a reti bianche dell’andata, infatti, all’Empoli sarebbe bastato anche un pari. Solo che, dopo un primo tempo con più luci che ombre, i problemi iniziano nella ripresa. Il Vicenza passa in vantaggio al 14’ della ripresa e addirittura raddoppia al 20’. La truppa di Alfredo Aglietti ha un piede e mezzo (ma anche qualcosa di più) nel baratro. Il tecnico, però, pesca la carta giusta: fuori Valdifori e dentro il gigante di Tbilisi che, in mischia, accorcia al 27’. È la scossa che serviva perché una manciata di secondi dopo Ciccio-gol si procura e realizza il rigore del ritrovato pareggio. L’Empoli, insomma, si riprende la salvezza, si riprende la Serie B. Ma non è finita. Altrimenti non potrebbe essere l’Italia-Germania 4-3 degli empolesi. A una manciata di minuti dalla fine, infatti, Signorelli strattona Giani in piena area e l’arbitro Ciampi assegnata il rigore. Sul dischetto va ancora Paolucci che ha il piede caldo ma non è sarebbe il rigorista designato (« se l’è sentita solo lui», confesseranno i veneti a fine gara fra una lacrima e un singhiozzo....). Sceglie la potenza, incrocia col destro: è una bella botta, ma san Renato (Dossena) da Varazze intuisce e compie il miracolo. Per le quasi 7mila anime del Castellani (tolte quelle in Curva susd) è l’apoteosi. E nel recupero, in contropiede, Maccarone stampe il “the end” sul match.

DI TUTTO DI PIÙ. L’Empoli si salva, retrocede il Vicenza guidato da un ex non banale ma da “mister Europa” Gigi Cagni (che, pochi giorni dopo, “volerà” anche piazza visto che proprio “Luigio da Brescia” sarà il nome scelto per il ciuchino). E inizia un’altra storia. Che abbiamo già accennato ricordando i nomi dei tecnici. Ma che somiglia a una piccola rivoluzione, non totale come quella della scorsa estate mai quasi. Sempre in quell’intenso mese di giugno, infatti, se ne vanno prima il tecnico Aglietti (che declina l’invito della società a prolungare il contratto), poi addirittura il direttore generale Pino Vitale, che per 13 anni era stato il deus ex machina dell’Empoli. Il presidente Fabrizio Corsi manifesta anche qualche pericoloso sintomo di stanchezza («se c’è qualcuno che vuole l’Empoli – dice in quei giorni – sono disposto a farmi da parte»), ma dura poco. Promuove Marcello Carli, che sceglie Maurizio Sarri. L’Empoli risorge. E resta la sensazione forte che tutto sia iniziato proprio in quel caldo, pazzesco e indimenticabile 8 giugno del 2012.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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